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FINANZA/ Scartata la cura Merkel, l'Europa torna a sperare?

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Eppur (qualcosa) si muove! Dopo mesi e mesi di colpevole immobilismo dettato dall’agenda rigorista tedesca, l’Europa ha deciso di guardare in faccia la realtà e ieri, attraverso il Commissario per gli affari economici, Olli Rehn, ha di fatto confermato l’ampliamento del Fondo di salvataggio e il suo cambiamento operativo, se non addirittura statutario. Insomma, la quota europea raddoppierebbe da 440 a 880 miliardi, mentre quella del Fmi salirebbe a oltre 500: inoltre, il Fondo diverrebbe soggetto attivo del mercato comprando i bond dei paesi europei che gli investitori non vogliono, esattamente come già sta facendo la Bce. Ma non è tutto.

 

Al prossimo vertice straordinario del 4 febbraio, infatti, i governi europei (lo ha di fatto confermato ieri Angela Merkel durante la conferenza stampa con Silvio Berlusconi al termine del vertice bilaterale italo-tedesco) considereranno un piano di aiuto immediato per il Portogallo da 60 miliardi di euro, una serie di buybacks del debito che vedrà in prima fila quello greco ancora da collocare, tassi d’interessi più bassi sui prestiti di salvataggio e garanzie contro il debito eccessivo: già dalla prossima settimana sherpa ed emissari governativi si riuniranno per discutere dei dettagli al fine di giungere con una bozza condivisa all’appuntamento europeo di inizio febbraio ed evitare di perdere altro tempo.

 

«Dobbiamo rinnovare tutte le opzioni riguardo la grandezza e lo scopo dei nostri interventi finanziari», ha sentenziato Olli Rehn nel corso di una conferenza stampa ieri a Bruxelles, ricordando che «un fallimento nell’operazione di ripulitura della confusione fiscale in atto getterebbe l’Europa alla mercè delle forze del mercato». A Rehn ha fatto eco Angela Merkel, secondo cui «l’Europa farà qualsiasi cosa sia necessario e ogni dettaglio verrà discusso passo dopo passo. La Germania si impegnerà affinché l’euro resti stabile».

 

Cura Merkel, addio: di fronte all’ipotesi sempre più incombente di un effetto domino di contagio, anche Berlino ha capito che i soldi europei non servono a salvare i debiti delle cicale, ma le esposizioni delle banche tedesche nei paesi periferici. Oplà, i cordoni della borsa si sono aperti magicamente. Detto fatto, la tanto temuta asta portoghese di obbligazioni a 10 e 4 anni di ieri mattina si è rivelata un successo con tutti gli 1,25 miliardi di euro di titoli collocati e una discesa dei rendimenti del bond a più lunga scadenza dal 6,81% del 10 novembre al 6,72%, comunque sotto la soglia di resistenza del 7%, superata già 10 volte negli ultimi 62 giorni stando ai calcoli di Bloomberg: la Grecia ha dovuto arrendersi al salvataggio dopo 17 giorni oltre quella soglia di yield, mentre l’Irlanda ha retto meno di un mese dopo aver rotto la stessa linea di resistenza.


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COMMENTI
13/01/2011 - Finalmente un po' di ottimismo (Eros Catozzi)

Gent.mo Mauro finalmente un po' di luce nelle tue parole sul futuro della nostra Europa... A volte ti prendo in giro per il tuo pessimismo " cosmico " ma vedi gia' di cassandre ne e' piena l'italia quindi un po' di ottimismo non guasterebbe... buon lavoro