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Economia e Finanza

FINANZA/ Scartata la cura Merkel, l'Europa torna a sperare?

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In rialzo, invece, lo yield dell'obbligazione quadriennale, salito dal 4,041% della precedente asta al 5,396% di ieri, chiaro segnale di attacco speculativo a fronte dell’intervento europeo: i mercati, spaventati dall'attivismo Ue, comprano debito a lunga scadenza accettando rendimenti minori ma utilizzano la leva sulle maturazioni più a breve termine per inviare segnali chiari. Ovvero, se volete una svendita obbligazionaria di massa nell'anno di massima necessità di ricapitalizzazione, acquisti di Bund per ampliare gli spread e pressioni sui cds di debito sovrano, sarete serviti.

 

Non è un caso, infatti, che Olli Rehn abbia parlato proprio ieri, prima dalle colonne del Financial Times e poi in conferenza stampa: occorreva blindare l’asta portoghese e, soprattutto, quella spagnola di questa mattina, quando Madrid cercherà di collocare 3 miliardi di euro di debito in obbligazioni quinquennali (con un rendimento passato dal 3,95% dell’asta del 12 ottobre al 5,54% prezzato lunedì), mentre l’Italia metterà sul mercato 6 miliardi di Btp a maturazione 2026 e 2015. Come ripeto da settimane, occorre puntellare i periferici più grossi: detto fatto, non si sono ancora comprati bonds iberici e italiani, ma si è chiaramente detto che lo farà se necessario - e in grande stile - il Fondo europeo in breve tempo e con la massima coesione tra i governi.

 

Inoltre, Rehn ha fatto intendere che tra le opzioni allo studio ci sarebbe un emendamento alle regole sul collaterale al fine di aumentare il tetto di prestito effettivo dell’EFSF, offrendo quindi denaro a tassi più bassi e permettendo che questo sia utilizzato per ritirare debito. A rafforzare lo schieramento di fuoco dell’Ue contro la speculazione, ci ha pensato poi il Giappone confermando la sua intenzione di acquistare bond per il salvataggio irlandese che saranno emessi a fine mese dopo che già Pechino aveva reso nota la sua volontà di continuare ad acquistare debito spagnolo, il vero nodo della crisi.

 

Per il professor Pissarides, docente alla London School of Economics, infatti, «se la Spagna dovesse collassare, il denaro necessario a salvarla sarebbe davvero troppo e anche le nazioni più forti, come la Germania, sarebbero difficilmente capaci e volenterose di accumulare tutti quei fondi». Il raddoppio del Fondo di salvataggio, però, appare già una buona trincea con cui difendersi dalla speculazione, almeno nel breve termine. Insomma, anche se questa crisi ci ha insegnato che formule come “la settimana decisiva” rischiano di tramutarsi in profezie vuote, quella in corso rappresenta veramente un test per la tenuta - anche politica - dell’eurozona.

 

Basti pensare all’effetto calmante sortito dagli annunci di ieri, a fronte di quanto accaduto martedì quando a Roma si è tenuta la prima asta di titoli di Stato dell’anno in un clima di tensione visti gli aumenti del differenziale di rendimento tra le obbligazioni spagnole (vicine al record di 283 punti base), irlandesi (629), greche (943) e anche italiane (204) rispetto al Bund. Il Tesoro ha sì collocato tutti i sette miliardi del Bot a 12 mesi in programma, ma con un rendimento salito al 2,067%, massimo dal dicembre 2008. Buona richiesta anche per l’asta di obbligazioni tenutasi sempre martedì ad Atene, dove il governo greco ha raccolto 1,95 miliardi di euro sul mercato dei capitali emettendo titoli di Stato a sei mesi con un rendimento del 4,9% (l’obiettivo era rimanere sotto il 5%, tasso al quale la Grecia può ricevere fondi dall’Unione europea in base al piano di salvataggio).


COMMENTI
13/01/2011 - Finalmente un po' di ottimismo (Eros Catozzi)

Gent.mo Mauro finalmente un po' di luce nelle tue parole sul futuro della nostra Europa... A volte ti prendo in giro per il tuo pessimismo " cosmico " ma vedi gia' di cassandre ne e' piena l'italia quindi un po' di ottimismo non guasterebbe... buon lavoro