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Economia e Finanza

NUCLEARE/ Di Pietro e quel referendum che può staccare la spina all'Italia

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Appena insediatosi, nell’aprile del 2008, il Governo Berlusconi aveva messo nella propria agenda un sollecito ritorno al nucleare. In poco più di un anno, dall’estate del 2008 a quella successiva, alcuni esponenti governativi e le preposte Commissioni Parlamentari hanno fatto un inedito e positivo sforzo. A fine luglio 2009 il Parlamento ha approvato un Decreto che poneva le basi e tracciava una realistica e percorribile Road Map per costruire in tempi certi nuove centrali sicure ed economicamente competitive.

 

Nel frattempo il settore industriale e della ricerca, attraverso solidi accordi internazionali, rimetteva in moto la macchina operativa. In questo contesto, il nostro “campione nazionale”, l’Enel, ha precisato e sviluppato il proprio piano per realizzare insieme a Edf quattro nuove centrali in Italia e cinque sul territorio transalpino. Da parte sua, l’Associazione di Confindustria ha avviato un corposo piano per riposizionare le nostre imprese nella ghiotta filiera internazionale delle forniture (una torta economica di dimensioni miliardarie per le oltre 100 centrali in cantiere per i prossimi 10 anni).

 

L’impostazione del problema energetico nazionale (denso di tantissime anomalie) ha intrapreso la strada giusta, con scelte di mix energetico apprezzate dai maggiori esperti internazionali e più volte valutate positivamente dai vertici dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea). Dopo che tra il 2005 e il 2007 ci si era concentrati su una largae generosa elargizione di fondi per le fonti rinnovabili (qualcosa come oltre 30 miliardi di contributi a perdere per il sostegno del fotovoltaico e dell’eolico), il ritorno al nucleare non chiede quattrini pubblici, manecessita di un quadro di regole robuste, di un dialogo intelligente tra le istituzioni sugli iter autorizzativi, di un competente organismo di controllo per la sicurezza, di una campagna di comunicazione seria e libera.

 

Al di là del referendum, l’argomento nucleare, per quanto rilanciato, può restare al palo anchetra “bizantinismi e ritardi” istituzionali. La strada per dotarsi dell’impianto normativo del nucleare appariva solidamente avviata. Ma il 2010, spiace dirlo, ha rotto il passo. Dopo che è stato approvato un significativo Decreto (il citato n. 31 del febbraio con istituzione dell’Agenzia per la Sicurezza, Criteri per individuare i siti, requisiti per qualificare gli operatori, incarico a Sogin per la gestione dei rifiuti e i progetti di decommissioning), nei restanti 10 mesi dell’anno abbiamo assistito a un improvviso “calo di tensione”.


COMMENTI
13/01/2011 - Nessun bisogno di voto (Adriano Sala)

Il referendum di Di Pietro non cambierà nulla. Basta vedere il quorum delle ultime votazioni dei referendum per anticiparne l'esito. Spiace solo veder sprecare altri soldi dei contribuenti.

 
13/01/2011 - Ma va là... (Alberto Consorteria)

Ma no, su d'animo! Andremo tutti a votare in favore del nucleare! Finalmente potremo dire la nostra! Siamo in una dittatura con partiti senza congressi e elezioni senza preferenze: BASTA AVERE PAURA DEL VOTO! L'Italia, incluso Berlusconi, ha una classe dirigente senza midollo, che se la fa sotto! Il confronto è il sale della politica, fateci votare per il nucleare, gli pseudo ambientalismi saranno schiacciati da chi vota NO!