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FIAT/ Bertone: così può cambiare la nostra economia col referendum di Mirafiori

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Qualche motivo d’ottimismo c’è. Ma non basta. Anche perché, sempre rispetto al 2006, risulta molto cresciuto in proporzione l’import, a dimostrazione, tra l’altro, del fatto che le imprese che esportano si avvalgono sempre meno dell’opera dei fornitori di servizi locali o di terzisti manifatturieri sostituiti da fornitori sul posto. Il boom dell’export, dunque, non crea abbastanza fatturato per le piccole imprese terziste che oggi sono meno competitive di un tempo. Piccolo, insomma, è sempre meno bello: in un mercato globale la crescita della produttività è legata con un filo diretto alle dimensioni che, grazie a una maggiore taglia critica, rendono possibili più ricerca, marketing e penetrazione sui mercati globali.

 

Tema ancor più urgente quando si è di fronte a una crisi sul fronte dei consumi privati che non ripartiranno di sicuro finché non s’invertirà la curva della disoccupazione giovanile, della cassa integrazione e dei “disoccupati scoraggiati”, cioè quelli che hanno rinunciato alla ricerca di un posto. O alla riduzione dei consumi pubblici: la crescita del 2006, all’inizio dell’ultima era Prodi, oltre ad avvalersi della spinta dell’auto, poteva contare su mezzo punto percentuale di spesa pubblica sul Pil, l’esatto opposto di oggi.

 

Data questa cornice, quale impatto potrà avere l’esito del referendum di Mirafiori? In caso di risposta positiva all’accordo, la grande industria italiana affronterà, seppur con un discreto ritardo sulla concorrenza, il tema della flessibilità della forza lavoro, con l’obiettivo di un aumento della produttività che, al contrario di quanto è accaduto nelle medie imprese (dove teniamo il passo con la Germania), è in forte calo rispetto alla concorrenza teutonica. È legittimo attendersi, ma probabilmente non nell’immediato, un potenziale aumento degli investimenti dall’estero, anche se la governabilità delle fabbriche non è certo il principale handicap del sistema Italia, attardato da infrastrutture fatiscenti, servizi spesso insufficienti e da una giustizia “pericolosa”, perché tarda e imprevedibile. Ma è assai dubbio che la vittoria dei “sì” dia il via libera a energie sommerse o a “spiriti animali” che, a giudicare dai risultati delle aziende che esportano, sono già all’opera.



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COMMENTI
15/01/2011 - era ora (Perlo Aldo)

vorrei sapere quanti dei signorNO hanno praticato il doppio lavoro, quanti di loro si sono messi in mutua per andare in ferie, quanti di loro abbiano preso permessi per...solo dormire o perchè la sera ( in particolare il Lunedì )prima avevano fatto bagordi, forse questa gente ora teme per il proprio post o di lavoro? Fa bene a temere perchè se io fossi il loro capo ora li sbatterei fuori così capirebbero a cosa stavano portando anche gli altri. Lavorare non vuol dire passare le ore davanti alla macchina del caffè o in sala pausa a leggere il giornale o come ho visto fare a molti nei turni di notte a pomiciare vuol dire fare il proprio dovere fare ciò per cui si percepisce un stipendio perchè questo va guadagnato non rubato. Se non hanno voglia di fare questo lascino il posto a chi ha più bisogno di loro