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FIAT/ 1. Pelanda: così si abbattono le garanzie che frenano l’Italia

Molti lavoratori in Italia godono ancora oggi di garanzie non più sostenibili. CARLO PELANDA spiega quali cambiamenti andrebbero apportati al sistema

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il modello economico italiano, emerso negli anni Settanta sotto la pressione di sinistra e sindacalismo estremi, offre garanzie economiche di tipo irrealistico o socialmente ingiuste. Dovrà cambiare.

Ai lavoratori delle imprese viene offerta una garanzia di mantenimento del posto di lavoro indipendente dalla competitività dell’azienda sul mercato. Ciò è irrealistico, perché se l’impresa perde competitività poi non può mantenere la forza lavoro. A quelli del settore pubblico e connesso viene offerto sia il posto di lavoro a vita sia l’avanzamento di carriera in base all’anzianità e non al merito.

Ciò è socialmente ingiusto - con l’eccezione degli addetti alla sicurezza, giustizia e ai controlli che devono avere uno status speciale - perché spacca il mondo del lavoro tra persone che possono vivere senza rischio e quelle che sono quotidianamente esposte alla pressione competitiva del mercato. La percezione di ingiustizia, poi, è amplificata dal rigonfiamento abnorme dei posti di lavoro ipergarantiti finanziati con denari fiscali, con casi scandalosi per massa nel Sud e per clientelismo dappertutto, senza una loro chiara utilità.

Con la complicazione che la fatica competitiva di chi vive di mercato - artigiani, commercianti, imprenditori, professionisti, ecc. - non è riconosciuta dalla legge, in particolare dalle norme fiscali, con il risultato di ostacolare la loro azione produttiva. Come se l’operare sul libero mercato fosse un crimine o qualcosa da disincentivare.

Questo modello sia irrealistico che ingiusto non è stato finora riformato dalla politica perché spaventata dal dissenso della popolazione protetta il cui numero in Italia è pari, forse un po’ superiore, a quello dei non-protetti. Ma il modello dovrà cambiare per due motivi: (a) l’impossibilità di aumentare il debito pubblico non permette più di finanziare in deficit le garanzie economiche improduttive, in particolare gli enormi apparati pubblici; (b) la concorrenza globale impedisce di mantenere nelle imprese garanzie scollegate dalla produttività competitiva.


COMMENTI
26/01/2011 - Libero mercato in italia? (Mariano Belli)

"con l’eccezione degli addetti alla sicurezza, giustizia e ai controlli che devono avere uno status speciale".....eh già, perchè chi vi salverà poi dall'ira popolare? Comunque, anche loro hanno figli, consorti e parenti e conoscono i "pregi" della casta politica che pretende di rappresentarci..... Detto ciò, ci sono degli spunti interessanti nell'articolo, ed è vero che la differenza di trattamento tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato è oltre ogni limite, ma perchè non cominciamo a pensare all'unica soluzione possibile per evitare di strangolare le famiglie : rinnegare l'imponenente debito pubblico accumulato negli anni...guardate che tanto ci arriveremo comunque, tanto vale farlo subito. Poi, "libero mercato" mi fa tanto ridere, ma che film ha visto? Questo è il paese della mafia, se lo ricordi, Pelanda.

 
18/01/2011 - allarghiamo gli orizzonti (domenico remondini)

D'accordo sull'analisi della situazione, ma non dimenticherei il contributo in termini negativi portato da quella robusta fetta di lavoratori che dovrebbero "vivere di mercato" e che invece se ne fanno beffe tramite le corporazioni, gli ordini professionali, la lobby politica, le tariffe minime ...