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FIAT/ 1. Pelanda: così si abbattono le garanzie che frenano l’Italia

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Il modello economico italiano, emerso negli anni Settanta sotto la pressione di sinistra e sindacalismo estremi, offre garanzie economiche di tipo irrealistico o socialmente ingiuste. Dovrà cambiare.

 

Ai lavoratori delle imprese viene offerta una garanzia di mantenimento del posto di lavoro indipendente dalla competitività dell’azienda sul mercato. Ciò è irrealistico, perché se l’impresa perde competitività poi non può mantenere la forza lavoro. A quelli del settore pubblico e connesso viene offerto sia il posto di lavoro a vita sia l’avanzamento di carriera in base all’anzianità e non al merito.

 

Ciò è socialmente ingiusto - con l’eccezione degli addetti alla sicurezza, giustizia e ai controlli che devono avere uno status speciale - perché spacca il mondo del lavoro tra persone che possono vivere senza rischio e quelle che sono quotidianamente esposte alla pressione competitiva del mercato. La percezione di ingiustizia, poi, è amplificata dal rigonfiamento abnorme dei posti di lavoro ipergarantiti finanziati con denari fiscali, con casi scandalosi per massa nel Sud e per clientelismo dappertutto, senza una loro chiara utilità.

 

Con la complicazione che la fatica competitiva di chi vive di mercato - artigiani, commercianti, imprenditori, professionisti, ecc. - non è riconosciuta dalla legge, in particolare dalle norme fiscali, con il risultato di ostacolare la loro azione produttiva. Come se l’operare sul libero mercato fosse un crimine o qualcosa da disincentivare.

 

Questo modello sia irrealistico che ingiusto non è stato finora riformato dalla politica perché spaventata dal dissenso della popolazione protetta il cui numero in Italia è pari, forse un po’ superiore, a quello dei non-protetti. Ma il modello dovrà cambiare per due motivi: (a) l’impossibilità di aumentare il debito pubblico non permette più di finanziare in deficit le garanzie economiche improduttive, in particolare gli enormi apparati pubblici; (b) la concorrenza globale impedisce di mantenere nelle imprese garanzie scollegate dalla produttività competitiva.


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COMMENTI
26/01/2011 - Libero mercato in italia? (Mariano Belli)

"con l’eccezione degli addetti alla sicurezza, giustizia e ai controlli che devono avere uno status speciale".....eh già, perchè chi vi salverà poi dall'ira popolare? Comunque, anche loro hanno figli, consorti e parenti e conoscono i "pregi" della casta politica che pretende di rappresentarci..... Detto ciò, ci sono degli spunti interessanti nell'articolo, ed è vero che la differenza di trattamento tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato è oltre ogni limite, ma perchè non cominciamo a pensare all'unica soluzione possibile per evitare di strangolare le famiglie : rinnegare l'imponenente debito pubblico accumulato negli anni...guardate che tanto ci arriveremo comunque, tanto vale farlo subito. Poi, "libero mercato" mi fa tanto ridere, ma che film ha visto? Questo è il paese della mafia, se lo ricordi, Pelanda.

 
18/01/2011 - allarghiamo gli orizzonti (domenico remondini)

D'accordo sull'analisi della situazione, ma non dimenticherei il contributo in termini negativi portato da quella robusta fetta di lavoratori che dovrebbero "vivere di mercato" e che invece se ne fanno beffe tramite le corporazioni, gli ordini professionali, la lobby politica, le tariffe minime ...