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FIAT/ 1. Pelanda: così si abbattono le garanzie che frenano l’Italia

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Un esempio del primo caso è il congelamento degli stipendi pubblici. Uno del secondo è la sconfitta del sindacalismo ideologico nel caso Mirafiori. Ma sarebbe pericoloso se il modello dovesse cambiare sotto la forza dei fatti senza una nuova teoria. La via giusta non è accettare una riduzione secca delle garanzie, ma creare nuove garanzie compatibili con la realtà. La priorità è trovarle e applicarle nel mondo produttivo, in quanto è il motore di creazione della ricchezza che poi può essere ridistribuita.

 

In realtà, sta già avvenendo da tempo nelle imprese sotto la pressione della concorrenza crescente che richiede una maggiore flessibilità nelle relazioni industriali. Ma questa non basta in quanto il modello generale resta rigido. La Germania ha aumentato la produttività del suo sistema industriale concentrando la garanzia sul lavoratore: può essere licenziato, sgravando l’impresa dal suo costo se improduttivo, perché accede a un salario statale.

 

L’Italia dovrebbe inventare qualcosa di meglio. Per esempio, un accordo tra imprese e lavoratori di dividere in due parti il salario: una fissa da tenere a un minimo e una variabile correlata agli utili dell’impresa. Con il diritto dei lavoratori di poter controllare la contabilità dell’azienda per accertarne il vero utile, pur senza interferire con la gestione direzionale.

 

Non so se l’idea possa essere applicabile, ma il punto è che si apre una nuova stagione ideativa per cambiare un modello insostenibile a cui tutti dovremo partecipare attivamente.

 

www.carlopelanda.com



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COMMENTI
26/01/2011 - Libero mercato in italia? (Mariano Belli)

"con l’eccezione degli addetti alla sicurezza, giustizia e ai controlli che devono avere uno status speciale".....eh già, perchè chi vi salverà poi dall'ira popolare? Comunque, anche loro hanno figli, consorti e parenti e conoscono i "pregi" della casta politica che pretende di rappresentarci..... Detto ciò, ci sono degli spunti interessanti nell'articolo, ed è vero che la differenza di trattamento tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato è oltre ogni limite, ma perchè non cominciamo a pensare all'unica soluzione possibile per evitare di strangolare le famiglie : rinnegare l'imponenente debito pubblico accumulato negli anni...guardate che tanto ci arriveremo comunque, tanto vale farlo subito. Poi, "libero mercato" mi fa tanto ridere, ma che film ha visto? Questo è il paese della mafia, se lo ricordi, Pelanda.

 
18/01/2011 - allarghiamo gli orizzonti (domenico remondini)

D'accordo sull'analisi della situazione, ma non dimenticherei il contributo in termini negativi portato da quella robusta fetta di lavoratori che dovrebbero "vivere di mercato" e che invece se ne fanno beffe tramite le corporazioni, gli ordini professionali, la lobby politica, le tariffe minime ...