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Economia e Finanza

FINANZA/ Ecco come la Cina si prepara a "mangiare" l’Europa

Li Keqiang, vicepremier cinese (Foto Ansa)Li Keqiang, vicepremier cinese (Foto Ansa)

A ben vedere la linea tedesca è quella di trovare i modi per trasferire risorse senza creare automatismi o precedenti, niente di più e niente di meno. Ma sarà possibile? E, soprattutto, servirà? La risposta è semplice: dipende come sarà fatto. Nei fatti, “a causa” del suo rating AAA e della conseguente necessità di iper-collateralizzare i suoi prestiti, l’EFSF a fronte dei suoi nominali 440 miliardi di euro può prestarne soltanto 250: questo porta il valore nozionale del fondo di salvataggio europeo di 750 miliardi (440 + 250 del Fondo Monetario + 60 della Commissione Europea) a poco più di 450 di valore reale. La Germania ha espresso la volontà di tramutare quel nozionale in un valore reale di 750 miliardi di euro, probabilmente ampliando le garanzie: questo garantirebbe la copertura del salvataggio di Portogallo, Irlanda e forse Spagna.

 

Il problema è che se si dà seguito alla volontà di José Manuel Barroso, numero uno della Commissione Ue, di tramutare il Fondo in acquirente attivo di bonds, capite che la coperta diventa corta e i margini operativi minimi: un simile accordo farebbe la gioia dei mercati forse per un paio di giorni e niente più. La volontà della Commissione, in realtà, è chiara: tramutare l’EFSF, col tempo, nel nucleo di un’agenzia europea di debito e tramutare i bonds da essa emessi in obbligazioni sovrane dell’eurozona. Per farlo, però, in primo luogo bisogna accrescere il volume del Fondo, nominale o reale, a circa 2mila miliardi di euro e poi dar vita a una garanzia congiunta di tutti gli Stati dell’eurozona: passo successivo sarà consentire all’EFSF di garantire i bonds emessi dai periferici, nonché la possibilità di finanziare la ricapitalizzazione del sistema finanziario.

 

In parole povere, aggirando con alcuni trucchetti le mosse più azzardate e palesi, si arriverebbe alla creazione di un’unione fiscale e dell’eurobond tanto caro a Giulio Tremonti. Lo accetterà Berlino? Molto, molto difficile. L’alternativa, però, è tramutare l’attuale ampliamento junior del Fondo e l’aiuto cinese all’Ue in null’altro che una dilazione di tempo a favore delle banche europee per scaricare sui contribuenti europei e asiatici le loro liabilities, quantificabili solo per il sistema spagnolo in 181 miliardi di euro di prestiti potenzialmente problematici verso il settore immobiliare, qualcosa pari al 17% del Pil iberico (dati forniti a novembre dalla Banca centrale spagnola).

 

E sta proprio nell’interconnessione tra Spagna e Cina uno dei nodi della situazione attuale e pre-Ecofin dell’Europa in cerca di risposte. A confermarlo ci ha pensato niente meno che colui il quale possiamo definire “il presidente d’Europa”, ovvero Herman Van Rompuy, che la scorsa settimana durante una visita a Londra ha reso note la sue preoccupazioni riguardo l’attivismo cinese sul mercato obbligazionario europeo, finalizzato a suo dire non solo all’aiuto ma anche a una manipolazione valutaria. «Quando comprano euro, l’euro si rafforza e la loro moneta si indebolisce un po’. Ma non intendo proseguire oltre su questo argomento, potrebbe rivelarsi delicato», ha sentenziato un po’ pilatescamente Van Rompuy.


COMMENTI
18/01/2011 - commento (francesco taddei)

sono d'accordo con la sua conclusione. europei ricordiamoci di come francia e inghilterra fecero dissolvere l'impero ottomano in tanti loro protettorati. e ai cavalli di troia europei come il nostro ministro degli esteri un po' di frustino.

 
18/01/2011 - Chiarissimo (Francesco Giuseppe Pianori)

Chiarissimo. Grazie Pensa che possa salvare il mio "portafoglio" con i 40 franchi svizzeri, che mi restano da una lontana vacanza a Lenzerheide?