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FINANZA/ Ecco come la Cina si prepara a "mangiare" l’Europa

Li Keqiang, vicepremier cinese (Foto Ansa) Li Keqiang, vicepremier cinese (Foto Ansa)

I dati, però, parlano chiaro: la Cina è diventata la forza trasformatrice della crisi del debito europeo attraverso l’utilizzo di parte delle sue riserve da 2,87 trilioni di euro per “salvaguardare la stabilità globale”. D’altronde, l’impronta di un creditore monstre si è palesata chiaramente la scorsa settimana nelle aste di bond portoghesi, spagnoli e italiani, tutte andate a gonfie vele e con rendimenti in crescita ma frazionale, comunque sotto il livello di guardia. Pur non essendoci prove della manina cinese, il fatto che il vice-premier Li Keqiang abbia confermato la volontà di acquistare bond spagnoli per 6 miliardi di euro durante la sua visita a Madrid di due settimane fa rappresenta un bell’indizio al riguardo.

 

Inoltre, il Wall Street Journal ha confermato che il compratore segreto di 1 miliardo di debito portoghese in un’asta privata tenutasi due settimane fa è stata proprio la Cina e lo stesso ministro delle Finanze lusitano, Fernando Texeira dos Santos, ha definito Pechino «un compratore chiave» nell’asta della scorsa settimana. Ma non solo: voci che circolano fra i traders confermano che anche la Bce è entrata aggressivamente sulla scena utilizzando 20 dealers per comprare debito portoghese sul mercato secondario (quindi con rendimenti più alti). Questo doppio intervento istituzionale ha sì consentito alle aste di andare a buon fine, ma se da un lato ha creato una domanda artificiale e anti-mercato, dall’altro ha dato vita a un effetto di short-squeeze subito prima dell’asta portoghese portando a un calo dei rendimenti che ha colpito gli operatori del mercato che agivano in buona fede.

 

Nella City non hanno gradito. C’è da chiedersi, poi, a quale prezzo Pechino intenda ricoprire questo ruolo e quali concessioni strategiche esigerà in cambio. Per Charles Grant, capo del Centre for European Reform, la finalità ultima cinese è chiara: ottenere la fine dell’embargo europeo sulle armi, imposto dopo la strage di piazza Tienanmen del 1989 e visto come un’umiliazione da quella che oggi è a tutti gli effetti una superpotenza globale. L’Ue, dal canto suo, ha rifiutato il ritiro dell’embargo fino a quando la Cina non ratificherà la Convenzione internazionali dei diritti civili e politici: l’arresto del premio Nobel, Liu Xiabao, poi, ha complicato ulteriormente la situazione.

 

Ma nonostante questo e le diffidenze di Gran Bretagna, Francia e Germania rispetto a quello che sarebbe visto come uno sgarbo dagli Stati Uniti (già spaventati dall’attivismo militare della Cina), la baronessa Ashton, capo della politica estera europea, parla da tempo di «una nuova via nei rapporti tra Ue e Cina, danneggiati da questo embargo». Insomma, spaccatura su un argomento molto caldo e a sua volta legato a doppio filo al trattamento di favore che Pechino sta riservando al debito Ue.


COMMENTI
18/01/2011 - commento (francesco taddei)

sono d'accordo con la sua conclusione. europei ricordiamoci di come francia e inghilterra fecero dissolvere l'impero ottomano in tanti loro protettorati. e ai cavalli di troia europei come il nostro ministro degli esteri un po' di frustino.

 
18/01/2011 - Chiarissimo (Francesco Giuseppe Pianori)

Chiarissimo. Grazie Pensa che possa salvare il mio "portafoglio" con i 40 franchi svizzeri, che mi restano da una lontana vacanza a Lenzerheide?