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FINANZA/ Le quattro ruote bucate che frenano la ripresa

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Sul fronte dei consumi non sono da attendersi grandi risultati. Ormai l’Italia è un paese in cui c’è, di fatto, un benessere diffuso (anche grazie a un sistema sociale sostanzialmente generoso) e in cui solo l’allungamento costante della speranza di vita e l’immigrazione hanno per ora evitato una riduzione della popolazione. E la crescita demografica negativa non può certo costituire un fattore di sviluppo.

 

Un altro elemento di freno alla crescita è nel ruolo che può svolgere lo Stato. Non c’è alcuno spazio per aumentare una spesa pubblica che continua a essere fuori linea rispetto ai parametri europei. Ma il vero problema non è quello che lo Stato spende poco (perché la spesa pubblica è più o meno in linea con quella degli altri grandi paesi europei): i veri problemi sono che lo Stato spende male e che per finanziare questa spesa mantiene una pressione fiscale ai livelli più alti.

 

Spende male perché la necessità di risparmiare ha portato ai cosiddetti “tagli lineari”: si taglia poco a tutti, ma questo provoca inevitabilmente una sempre maggiore inefficienza dei servizi pubblici e quindi un maggiore costo, diretto o indiretto, sul sistema economico.

 

Con servizi inefficienti (pensiamo alla giustizia civile) e un’alta pressione fiscale non si può certo pensare di attirare quegli investimenti esteri che sarebbero estremamente utili per rendere più moderno un sistema industriale fondato sulle piccole e medie imprese.

 

Quindi un’Italia ancora a passo lento in questo 2011. Con una disoccupazione che continuerà probabilmente ad aumentare e che manterrà sempre difficile l’accesso dei giovani al mondo del lavoro.



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