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FINANZA/ Perché Goldman Sachs scarica Cina & co.?

Se gli Usa studiano un modo per dipendere meno da Pechino, Goldman Sachs, come spiega MAURO BOTTARELLI, è pronta a scaricare la Cina

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La visita ufficiale del presidente cinese, Hu Jintao, negli Stati Uniti è carica di significati, ma, per favore, lasciamo i diritti umani e la rivalutazione dello yuan fuori dai giochi: non è questa la reale partita. Gli Usa, infatti, hanno sostanzialmente solo due priorità nei rapporti con Pechino: frenare l’attivismo militare e, soprattutto, capire se e quando sarà necessario dare vita a un piano b per piazzare il proprio debito pubblico monstre.

Quando si prende a prestito denaro, infatti, è sempre meglio avere un’alternativa in caso il tuo creditore voglia staccare la spina e scaricarti. Questo vale sia quando la somma ammonta a poche centinaia di dollari, sia per quanto si parla di migliaia di miliardi, esattamente un trilione (900 miliardi in Treasury holding più 100 miliardi di holding detenute da Hong Kong), l’ammontare del debito governativo Usa verso la Cina. Facile capire che se Pechino decidesse di scaricare una parte consistente di quel debito, gli Usa e i loro mercati vacillerebbero.

Nonostante questa ipotesi sia vista da molti come peregrina o, comunque, come non immediatamente in agenda, a Washington stanno già studiano la exit strategy: ovvero, una combinazione di persuasione verso gli americani affinché comprino il loro debito, ricetta già sperimentata durante la Seconda guerra mondiale, e di appeasement verso governi stranieri amici affinché facciano lo stesso. Nella peggiore delle ipotesi anche le banche sarebbero forzate ad aumentare le loro detenzione di treasuries e, extrema ratio, anche la Fed potrebbe entrare in gioco per colmare il gap: con ovvi rischi per la tenuta del dollaro.

Certo, destabilizzare il mercato del debito Usa sarebbe economicamente controproducente per la Cina, visto il ruolo che Washington ricopre per l’export cinese, ma in molti cominciano a ritenere intelligente attrezzarsi per il cosiddetto “tail risk”, ovvero un rischio improbabile ma potenzialmente letale. Pechino potrebbe, infatti, utilizzare quest’arma in un contesto di guerra totale, magari come opzione nucleare in caso di un aumento della tensione su orizzonti come quello di Taiwan o delle aree di esplorazione petrolifera contese nel Mare cinese del sud: Washington, dal canto suo, avrebbe a questo punto l’arma patriottica dalla sua parte per spingere i suoi cittadini a comprare debito per combattere il “nemico comunista”. Inoltre, la Cina potrebbe decidere di scaricare debito Usa in caso il dollaro dovesse indebolirsi troppo a causa del fallimento delle politiche statunitensi di controllo del deficit di budget e del debito.


COMMENTI
20/01/2011 - Con quali risparmi... (J B)

I patriottici cittadini americani dovrebbero comprarsi il loro debito?? Speriamo siano veramente patriottici e le loro radici libertarie che hanno permesso di creare quel gioiello che è la loro Costituzione li aiutino a ricordarsi cosa sia veramente il denaro. Goldman ha sempre ragione e come ha detto lei sono i maggiori collocatori di debito US. (legati a doppio filo col Treasury dept, no?) Comunque non appena la Cina scarica i Tbills (l'unica vera opzione che hanno per combattere la loro inflazione che si attesta - su livelli reali - al 10%) e permette alla sua moneta di rivalutarsi, gli US si ritroveranno un'inflazione feroce in casa. A quel punto S&P in termini nominali può salire dove meglio credete... a meno che non andiamo dritti allo scenario iperinflattivo. Il che è tutto un altro discorso. Non dimentichiamoci poi dei rischi a breve del muni market e dei Piigs in EU che sono una serie spada di damocle per questa - lo scrivo ridendo - "jobless" recovery.