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Economia e Finanza

SCENARIO/ 2. Gentili: ecco la riforma che ci fa uscire dalle secche

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Bisognerebbe fare una ricognizione rapida di quello che è possibile dismettere dal patrimonio pubblico. Penso, per esempio, alla rete del capitalismo municipale. Le risorse ottenute da queste dismissioni, unite a quelle derivanti dai progressi che si stanno facendo sul piano dell’evasione fiscale, possono essere usate per abbassare le tasse. Sarebbe un segnale importante, al di là del dato economico, perché darebbe un’iniezione di fiducia a cittadini e imprese. Soprattutto a quest’ultime, visto che, come ci ha detto un rapporto di Mediobanca, sono gravate da un 25% di tasse in più rispetto ai concorrenti tedeschi: un dato che certamente influisce poi sulla competitività delle nostre imprese.

 

Queste dismissioni, come anche lei aveva sostenuto nei mesi scorsi, potrebbero altresì servire ad abbattere il debito pubblico, riducendo così possibili spazi di manovra per la speculazione internazionale nei confronti del nostro Paese.

 

Esatto. Dare un colpo di accetta al debito può essere molto importante, anche perché è destinato a diventare uno dei parametri centrali della riforma della governance europea che si sta mettendo a punto. A partire dalla primavera, infatti, i programmi dei singoli paesi verranno valutati in sede europea in base all’effettivo impegno nella riduzione del debito pubblico. Senza dimenticare che quest’ultimo rende anche difficile mettere in campo risorse per favorire la crescita.

 

Il quadro politico non sembra però favorevole a questi cambiamenti.

 

La situazione tutto fa presupporre tranne che un cammino spedito verso le riforme. È vero che alla fine del 2010 è passata una riforma importante come quella dell’università, ma il quadro politico attuale non agevola la ripresa di un cammino riformista né dal punto di vista di un possibile accordo bipartisan, che pure dovrebbe esserci sui temi fondamentali, né all’interno della maggioranza, condizionata dal braccio di ferro politica-magistratura e dal cammino in bilico del federalismo. Se arrivassimo alle elezioni anticipate avremmo una campagna elettorale durissima, forse la più dura in assoluto, in una clima poco favorevole alle riforme. Se il governo riuscirà ad andare avanti e la maggioranza darà un segnale di coesione, quella fiscale potrebbe essere davvero una riforma alla portata di mano, dato che Fli e Udc (a parte il quoziente famigliare) non mi pare abbiano posto particolari obiezioni sul tema.

 

La riforma che sembra più a portata di mano è il federalismo. Lo si può considerare già un passo in avanti verso un fisco migliore?