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SCENARIO/ 2. Gentili: ecco la riforma che ci fa uscire dalle secche

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Dobbiamo essere realisti, il federalismo non ci porterà dei vantaggi immediati: ci vorranno anni prima che la riforma vada a regime. L’importante è partire con il piede giusto, perché a voler mettere insieme tutte le richieste sia dei partiti politici che degli enti locali, cercando di accontentare tutti, si rischia di perdere il senso vero del federalismo, che significa responsabilizzare le classi dirigenti, specie al Sud, razionalizzare e tagliare la spesa, e mettere in moto un meccanismo premiante per chi è virtuoso o disincentivante per chi non lo è. Penso in particolare al decreto sul cosiddetto fallimento politico, oggetto di forti resistenze, che può permettere ai cittadini di verificare in modo trasparente l’operato degli amministratori locali e sulla base di questo decidere di premiarli o sanzionarli attraverso il voto. Si tratterebbe di una riforma importante.

 

Intanto l’anno è partito con i riflettori puntati su Fiat. Marchionne ha detto che il nuovo contratto di lavoro, dopo Pomigliano e Mirafiori, arriverà anche negli stabilimenti di Melfi e Cassino. Dobbiamo aspettarci un anno di conflitto sociale, vista l’opposizione della Fiom?

 

Dopo Pomigliano e Mirafiori, mi sembra inevitabile che il contratto arrivi anche a Melfi e Cassino: non ci possono essere due Fiat a velocità diverse all’interno dello stesso Paese. Mi auguro che su questo tema non venga avviato un iter giudiziario, con tanto di ricorso alla Corte Costituzionale contro il contratto di lavoro. Sarebbe un errore tragico, che ci porterebbe a una situazione di incertezza, di conflittualità latente, ma non per questo meno pericolosa. Meglio attenersi ai fatti: se produrre un’auto in un altro paese costa un terzo che in Italia, non possiamo non tenerne conto se vogliamo continuare ad avere un’industria automobilistica in Italia. Dopo il referendum di Mirafiori, sarebbe bene lavorare per aumentare il salario dei lavoratori, e mi pare che su questo ci sia più che una disponibilità da parte di Fiat, e per verificare che l’azienda faccia gli investimenti che ha promesso.

 

Il “modello Marchionne” sta imponendo una svolta alle relazioni industriali in Italia. Cgil e Confindustria, paradossalmente, si ritrovano insieme ai margini di questo processo.



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