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FINANZA/ Perché gli speculatori abbandonano l’Europa?

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Di più, per il Fmi l’Irlanda era in surplus fiscale del 3% sul Pil e il debito pubblico totale era solo del 12%: insomma, il paese aveva pressoché eliminato il suo debito pubblico. Infatti, lo staff di Barroso pose le proprie autorevoli firme sotto lo Stability Update del 2007, nel quale si concordava con il Fmi, riconoscendo che Dublino stava portando avanti una politica fiscale responsabile: insomma, o Barroso sbagliava nel 2007 o sbaglia oggi riscrivendo la storia.

 

Certo, il regime fiscale irlandese sulla proprietà garantì la creazione della bolla immobiliare e mascherò per molto tempo la reale vulnerabilità dell’economia irlandese, ma tra il 2004 e il 2007, periodo in cui Dublino varcò la linea del rischio, nessuna autorità europea aprì bocca al riguardo. Ecco perché oggi i cittadini chiedono conto in primo luogo ai loro rappresentanti e poi all’Europa per la cura da cavallo e la cessione di sovranità che si trovano a dover pagare per colpe non loro: salvare l’Irlanda non significa aiutare magnanimamente i suoi contribuenti, ma salvare le banche irlandesi (a loro volta salvate dallo Stato con i costi che questo ha comportato, rendendo necessario il bail-out) verso cui gli istituti britannici, tedeschi e francesi sono grandemente esposti.

 

Insomma, il buon Barroso è passato dall’opposizione al regime di Salazar al ruolo di esecutore dei diktat tedeschi: questo lo rende nervoso, è comprensibile, ma sfogare la propria frustrazione sugli irlandesi proprio non serve. Parliamoci chiaramente: se voi foste dei cittadini irlandesi onesti, che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fino all’ultimo centesimo, non sareste vagamente irritati con l’Ue, visto che questa prende a prestito denaro al 2,59% e chiede all’Irlanda un tasso del 5,8% per ottenere il prestito salvavita? Va bene guadagnarci sullo spread del differenziale tra i tassi, ma trasformare i salvataggi in investimenti fruttuosi con un aggravio dello 0,8% in più rispetto a quanto chiesto alla Grecia appare davvero un insulto: ci troviamo di fronte a una margine deliberatamente punitivo verso Dublino.

 

Chi abbia imposto questa condizione è noto: la Germania, in ossequio al suo principio di “ultima ratio”, ovvero rendere i costi dei salvataggi talmente pesanti a livello di termini di pagamento da trasformarli nell’ultima opzione possibile per qualsiasi governo (come se questi si divertissero a farsi salvare senza motivo). Un tasso d’interesse al 5,8% per un’economia che ha conosciuto una contrazione nominale attorno al 23% del Prodotto nazionale lordo non è una soluzione percorribile, tali dinamiche del debito non sono fattibili. Soprattutto, ripeto, guardandoci con onestà alle spalle.

 

Volete credere che Barroso, nel 2009, non abbia letto il report della Banca Mondiale intitolato “What went wrong in Ireland” e scritto dal professor Patrick Honohan, oggi governatore della Banca centrale irlandese e membro del consiglio della Bce? Se così fosse, non avrebbe fatto il suo dovere. Ma siccome lo ha fatto, sa perfettamente quale fosse la tesi - globalmente ritenuta credibile - di fondo: l’economia della ex Tigre celtica è uscita dai binari solo dopo aver adottato l’euro e lo ha fatto in maniera così netta proprio a causa dell’euro. Scriveva Honohan: «I tassi di interesse reali tra il 1998 e il 2007 erano mediamente al -1%, rispetto al +7% dei primi anni Novanta».


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COMMENTI
26/01/2011 - le sorti della tigre celtica (antonio petrina)

In un testo di una conferenza ormai celebre ( economic possibility for our grandchildren ) il celebre keynes descriveva ,tramite il romanziere carrol ( quello di alice nel paese delle meraviglie) ,che all'arrivo del sarto il prof bruno lo avesse rimandato a casa con la promessa di pagarlo dopo un anno con l'interesse composto pari al doppio e con questa promessa il sarto se n'andò felice di avere il suo bel gruzzolo ,ma invano perchè poi... saranno le banche tedesche consapevoli che alla fine il sarto verrà pagato? keines colpisce ancora , eccome!

 
25/01/2011 - Certo che la svangano (J B)

La Fed stampa moneta e compra (in maniera smodata) sul mercato primario dei bonds. La BCE stampa moneta e compra (meno) sul mercato secondiario. Ovviamente la Merkel che fa la faccia feroce sa benissimo cosa significa un default dei Piigs. A tal proposito, ricordo dei bellissimi grafici da Lei postati da dove si evinceva l'esposizione delle varie banche tedesche e non verso i Piigs. Ovviamente aggiungiamo il fatto che l'intero settore bancario ed assicurativo è praticamente fallito ed ecco come qualsiasi problema di default immediato è da scongiurare. Altrimenti, si avrebbe un effetto domino devastante. Effetto che ovviamente tali politiche possono solo posticipare (di quanto sarebbe bello saperlo) rendendolo solo ancora più disastroso. (iperinflazione) Per far ripartire l'economia servirebbero riforme di stampo libertario sia a livello fiscale che burocratico. Invece, si assiste all'opposto. Quindi, quale crescita possiamo sperare? Eurobond e riforma fiscale europea next che ovviamente ci venderanno come necessaria per la sopravvivenza della UE e per diminuire il carico fiscale. Pagare tutti per pagare meno. La solita baggianata.(ti saluto 12,5% irlandese) Comunque vedo una bella inflazione di prezzi in arrivo.