BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 1. C'è un piano B per salvare l’Europa

Il destino dell’eurozona non riguarda solo i 17 paesi che ne fanno parte. Per questo, spiega GIUSEPPE PENNISI, anche l’Ue deve interessarsene

Foto Ansa Foto Ansa

Nella riunione preparatoria dell’imminente riunione del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, in programma a Bruxelles il 4 febbraio, occorre porre apertamente sul tavolo il nodo delle condizioni che consentano all’eurozona di sopravvivere. Non è argomento che riguarda unicamente i 17 Stati dell’area dell’euro.

 

Un parere pro-veritate del servizio legale della Banca centrale europea di circa 18 mesi fa è stato chiarissimo: se si è chiesto di entrare nell’unione monetaria e si è stati accettati, ove si esca o si sia buttati fuori, non si fa più parte neanche dell’Ue. La sanzione è severissima, poiché il mercato unico non potrebbe sostenere quelle che sarebbero l’equivalente di svalutazioni competitive.

 

Sulla gravità del problema è in atto una congiura del silenzio, specialmente sulla stampa italiana (ne parlano più o meno velatamente quella francese e tedesca, non quella britannica, tradizionalmente scettica sulle possibilità di durata a lungo termine). I termini sono spiegati meglio che altrove nel saggio di “The EU and the Eurozone: Past, Present and Future” di Winston W. Chang della State University of New York, diramato on-line agli abbonati di “European Economics: Macroeconimcs & Monetary Economics Journal” Vol. 5, No 11 la notte tra il 21 e il 22 gennaio in attesa di uscire su supporto cartaceo a fine marzo. Winston W. Chang è un professore ordinario sino- americano sulla settantina con una lunga carriera in Asia e negli Stati Uniti e, quindi, nella lontana Buffalo, è distinto e distante dalle beghe del Continente da lui considerato “vecchio”, non “Vecchio”.

 

Nel saggio, dopo avere tratteggiato i successi dell’Ue (la promozione di pace, giustizia e benessere in un mercato di circa 500 milioni di persone, l’integrazione monetaria tra più di 200 milioni di persone), Winston W. Chang si chiede se i recenti tentativi di rafforzare l’eurozona con un più stringente patto di crescita e di stabilità, con un meccanismo europeo di stabilità finanziaria, con un strumenti quali gli “eurobonds”, con la creazione di agenzie per la supervisione dei mercati finanziari sono tali da assicurare la durata di lungo periodo e dell’area dell’euro e della stessa Ue. La risposta è che sono necessari come rimedi di breve periodo, ma non sufficienti.