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FINANZA/ 2. Dalle Torri gemelle a Mosca, così gli attentati "muovono" i mercati

Pubblicazione:mercoledì 26 gennaio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

L’attentato di lunedì all’aeroporto di Mosca apre ovvi interrogativi sulla sicurezza interna della Russia e sulla necessità di giungere a una risoluzione della questione caucasica, ma pone anche in evidenza una chiara strategia del terrorismo globale: ovvero, agire secondo i dettami raccontati nel “lontano” 1998 da Qiao Liang e Wang Xiangsui nel loro libro “Guerra senza limiti”. Cioè, colpire su più fronti e combattere anche conflitti nel conflitto, a bassa intensità, che vedano economia e finanza come tessere di un mosaico strategico.

 

Attaccare un aeroporto risponde a questa logica. Primo, offre una platea di potenziali vittime enorme, soprattutto in scali frequentati come quello moscovita e permette una più facile mimetizzazione tra la folla. Secondo, assesta un duro colpo agli investimenti esteri nel paese: nessuno vuole rischiare di suo in un territorio che non offre stabilità e che vede il suo cuore nevralgico per il business, i collegamenti aeroportuali, come bersagli primari nonostante la formale sorveglianza che dovrebbe contraddistinguerli. Terzo, attaccare un aeroporto significa colpire l’industria dell’aviazione civile, un settore più volte messo in difficoltà da situazioni simili, la più clamorosa l’11 settembre 2001.

 

Quella aerea è un’industria che paga un’enorme quantità di variabili: la disponibilità economica dei cittadini a viaggiare, ovviamente legata ai cicli economici, il costo del carburante e quindi le fluttuazione del prezzo del petrolio, gli scioperi e il costo del lavoro. La situazione attuale, dati alla mano, è una di quelle che rischia di piegare un settore già in bilico. La battaglia delle tariffe aveva infatti, consentito all’industria di riprendersi dall’annus horribilis del 2009, garantendo anche ricchi dividendi a chi aveva scommesso sulle azioni delle principali compagnie aeree mondiali.

 

Oggi, però, la corsa del petrolio sopra quota 90 dollari al barile - con un range di fluttuazione previsto dagli analisti per l’anno in corso tra un minimo di 86 dollari e un massimo di 115 dollari - sta facendo tremare molti vettori, visto che in pochi hanno pensato in anticipo a creare una posizione difensiva verso il prezzo del greggio (con la ripresa lungi dal prendere forza, i fondamentali in effetti non deponevano a favore di un aumento dei prezzi, ma Opec e speculazione hanno avuto la meglio) acquistando contratti futures che definissero all’atto della sottoscrizione il prezzo del petrolio da ricevere nel corso dell’anno, a prescindere da eventuali fluttuazioni.


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