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SCENARIO/ Pelanda: il patto Usa-Ue che può mettere sotto scacco la Cina

Pubblicazione:mercoledì 26 gennaio 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Certamente la trasformazione dei modelli economici delle nazioni emergenti e dell’Europa per far dipendere meno la loro crescita dall’export e più dal mercato interno. La Cina è su questa strada, ma ci metterà almeno un decennio. Per fare più crescita interna l’Europa dovrebbe liberalizzare e dimezzare le tasse, quindi la spesa pubblica, ma non c’è consenso. 

 

In sintesi, il primo problema è che non è in vista un modello che sostituisca quello americocentrico cedente. Con la complicazione di un’America che ha bisogno di trasformarsi da potenza importatrice in esportatrice, abbassando il dollaro, per ridare lavoro alla massa di disoccupati. Il secondo è che non c’è più un centro di governance globale e quindi gli accordi dipendono dalla convergenza spontanea degli attori. Ma America, Cina, Europa hanno interessi troppo divergenti e il massimo che riescono a ottenere è una collaborazione debole.

 

Ciò sta avendo un impatto pesante sulla stabilità monetaria, in particolare dei cambi. Il pensiero prevalente nel Forum di Davos sarà quello di riuscire a far funzionare il G20 come luogo di convergenza nello scenario post-americano. Ma non credo potrà funzionare, in quanto ciò implica un cambiamento di modelli economici interni che le nazioni non possono fare.

 

Potrà funzionare in prospettiva, invece, la soluzione di integrare America ed Europa, dollaro ed euro, per ricostruire un centro di governo economico del mondo con la scala sufficiente per riuscirci. È un’opinione di minoranza, ma invito a pensare così perché in un mondo senza centro e comando, o comandato dalla Cina, ci saranno solo guai.

 

www.carlopelanda.com



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