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FINANZA/ Come mai persino le cipolle possono far gola agli speculatori?

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Già, il prezzo della barretta di cioccolato che magari avete ora tra le mani dipende dai cambi d’umore del presidente della Costa d’Avorio e dai suoi giochini politici. Oltre che, ovviamente, dall’appetito degli speculatori che giocano con i futures no delivery - ovvero acquistano diritti a prezzo concordato senza però farsi poi recapitare il cacao fisico, di cui ovviamente non hanno bisogno - in quel vero e proprio casinò che è il LIFFE di Londra, il mercato in cui vengono trattate queste commodities alimentari oltre a quelle metalliche e altro. E dove nel luglio del 2009 Anthony Ward della Armajaro Holdings portò il prezzo del cacao a un massimo da 32 anni e si meritò l’appellativo di “Choc Finger”.

 

All’epoca molte aziende del settore scrissero al LIFFE denunciando la mancanza di trasparenza e l’eccessiva speculazione tesa a far alzare i prezzi, ma nulla accadde. Anzi. Ma cosa fece il buon Ward? Acquistò 241 mila tonnellate di cacao, creando un corner dell’offerta (ovvero detenere un tale quantitativo di un bene da poterne influenzare l’andamento dei prezzi), detenendo abbastanza materia prima da poter produrre qualcosa come 5,3 miliardi di barrette di cioccolato: insomma, se Ward vuole può imporre a tutti i produttori del Regno Unito di alzare i prezzi dei prodotti che voi comprate al supermarket.

 

D’altronde, fare un corner con le regolamentazioni attualmente in vigore è facile: si può comprare la commodity in grande quantità e stoccarla facendola venire a mancare sui mercati oppure acquistare contratti futures da vendere più tardi, quando il prezzo sarà salito e quindi anche la domanda, senza ricevere nemmeno un’oncia di prodotto fisico. Che dire, ad esempio, di “Mr. Copper”, al secolo Yasuo Hamanaka, trader giapponese che ha passato otto anni in galera (uno dei rarissimi casi) per aver provocato enormi perdite nel corso della sua decade di accordi off-the-book sul rame, un giochino costato qualcosa come 2,6 miliardi di dollari? Hamanaka comprò un milione di tonnellate di rame, nel corso degli anni, nel tentativo di mantenere alto il prezzo: a un certo punto della sua folle avventura deteneva circa il 5% della disponibilità mondiale di materiale.

 

Ci sono poi, andando indietro nel tempo, i “golden boys”, ovvero i finanzieri Jay Gould e James Fisk, che nel 1860 cospirarono un piano per creare un corner nel mercato aureo di New York. Andò male anche a loro, poiché l’allora presidente degli Usa, Ulysses S. Grant, scoprì tutto e ordinò al ministro delle Finanze di vendere abbastanza oro da mandare in frantumi il loro piano. Il quale, però, riuscì comunque a destabilizzare i mercati e fece conoscere agli Usa il loro primo Black Friday, il 24 settembre del 1869.

 

Ci fu poi la “cospirazione della cipolla”, quando nell’agosto del 1958 il Congresso Usa fu costretto a emanare l’Onion Futures Act, che bandiva il commercio di futures sulle cipolle dalla Chicago Merchantile Exchange. I prezzi del vegetale, infatti, crollarono in maniera incredibile nel 1955: si passò dai 2,75 dollari per sacchetto a circa 15 cents, più o meno il prezzo del solo sacchetto che conteneva le cipolle. La lobby degli agricoltori Usa riuscì a convincere la politica a intervenire denunciando il tentativo di mettere in corner il mercato delle cipolle, ma in quei quattro anni molti operatori fecero miliardi.



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COMMENTI
27/01/2011 - già il Papa.... (attilio sangiani)

non molte settimane orsono Benedetto XVI lamentò la presenza nel mercato finanziario mondiale di "masse vaganti di capitali" pronti a creare gravissime crisi anche alimentari senza alcuna remora. I "grassi governatori" se ne staranno tranquilli,perchè nessuno alle Nazioni Unite propone seriamente di creare una Autorità mondiale per regolare il mercato mondiale,sulla falsariga di quello europeo,ad esempio.

 
27/01/2011 - L'Opec è dichiaratamente un cartello che . . . (Fabrizio Terruzzi)

L'Opec è dichiaratamente un cartello che manipola i prezzi e la cui attività dovrebbe essere pesantemente sanzionata, anche penalmente, in applicazione alla legislazione anti-trust vigente in ogni paese industrializzato. Se appunto venisse applicata. Fra questo e il nulla fare si potrebbero trovare delle soluzioni intermedie dettate dal buon senso. La finanza e la speculazione sembra non abbiano fatto ancora abbastanza disastri perchè si provveda in qualche modo a regolarle e indirizzarle verso impieghi responsabili. E sembra non bastare che milioni o centinaia di milioni di persone possano essere e a volte siano messe alla fame per avidità nel tentativo da parte di pochi di moltiplicare i propri capitali. Ma questi governanti e governatori grassamente stipendiati che ci stanno a fare?. Libero mercato e capitalismo non sono sinonimo di anarchia altrimenti, l'esperienza insegna, generano facilmente disastri.