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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Pelanda: tre mosse per ridurre il debito ed evitare il "rigore"

Ridurre il debito è possibile; farlo consentirebbe di liberare ingenti risorse da impiegare nello sviluppo del Paese. L'analisi di CARLO PELANDA

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Nel messaggio alla nazione il Presidente della Repubblica ha enfatizzato la nostra responsabilità collettiva di riordinare l’Italia per renderla meglio funzionante a favore dei giovani, facendo riferimento esplicito alla priorità di ridurre il debito pubblico. Come, tecnicamente?


Il debito pubblico italiano è di circa 1,8 trilioni di euro, quasi il 120% del Pil. Ogni anno lo Stato deve pagare circa 70 miliardi di interessi ai possessori dei titoli. Immaginiamo cosa si potrebbe fare se questi denari fossero impiegabili in altro modo. Potremmo avere una riduzione sostanziale delle tasse ed allo stesso tempo sia portare a zero il deficit annuo nel bilancio statale sia allocare più risorse fiscali per costruire scuole, strade, infrastrutture modernizzanti in generale e meglio finanziare la ricerca nonché migliorare i servizi, in particolare la sanità.


Il tutto, perfino, senza dover ridurre gli eccessi di spreco che ora caratterizzano gli apparati pubblici nazionale e locali. Se, poi, tagliassimo anche gli sprechi potremmo contare su oltre 100 miliardi in più da usare bene, cioè per detassazione ed investimenti costruttori di futuro. Ma restiamo sul problema specifico del debito. Fino a che non ne abbatteremo il valore assoluto e ridurremo la spesa annua per interessi, i soldi sopra citati non ci saranno. Ciò impedisce di tagliare le tasse, di fare investimenti modernizzanti e di migliorare i servizi. Il debito ci costringe a finanziare il passato e non il futuro.

Non solo. Rende l’Italia più vulnerabile perché lascia pochi margini per la finanza pubblica d’emergenza. Per compensare gli effetti della crisi recessiva 2008-09, le cui conseguenze deprimono ancora l’economia, si è creata molta spesa in deficit, aumentando il debito. Il mercato che periodicamente ne compra i titoli – si pagano quelli giunti a maturazione con emissione di nuovi – vede che il debito aumenta invece di diminuire, perde fiducia sul fatto che lo ripagheremo e pretende un premio per il rischio, così aumentando i costi.