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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Pelanda: tre mosse per ridurre il debito ed evitare il "rigore"

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Questa è l’emergenza corrente, collegata a quella strutturale di un volume di debito così elevato da togliere risorse allo sviluppo. Complicata dal fatto che la politica non ha più poteri di discrezionalità: non può ridurre le tasse, deve tagliare la spesa senza poter fare altro, il dimostrare che potremo ripagare il debito e restare nell’euro la massima priorità. In sintesi, il debito blocca tutto, deprime l’economia e impedisce di investire sul futuro. La priorità di ridurre il debito dovrebbe sostituire quella del rigore finalizzato a renderlo credibile.

  

Cioè: più taglio debito e meno devo spendere per interessi, così attutendo il rigore. Ma la politica finora non ha dichiarato la priorità della riduzione del debito, fermandosi alla sola priorità del rigore. E’ forse impossibile? No, è difficile, ma possibile con una formula fatta di diverse azioni combinate: (a) vendere patrimonio per cancellare una parte del debito; (b) tassa una tantum per lo stesso scopo; (c) più crescita del Pil.

 
Più volte ho sostenuto nei miei articoli, qui ed altrove, una strategia che punti a ridurre di almeno il 10% (180 miliardi), in un colpo, il debito avviando le azioni (a) e (b). Le risorse liberate permetteranno (c) avviando, pur lentamente e gradualmente, un ciclo virtuoso. Ci sarebbero anche opzioni più forti.

  

Il problema è che fino a che ne parleremo solo sui giornali e non nei luoghi della politica non riusciremo a capire cosa si può realmente fare. Quindi l’enfasi di Napolitano sulla priorità della riduzione del debito è un ottimo avvio della soluzione, finalmente.

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