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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Rating e derivati pronti a scatenare un'altra crisi

Il 2011 si aprirà con una nuova ondata di crisi. MAURO BOTTARELLI ci spiega quali sono gli elementi da tenere sotto osservazione

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Anno nuovo, crisi vecchia. Anzi, no. Per il Centre for Economic and Business Research (CEBR), infatti, la previsione più probabile per il 2011 è quella di una nuova ondata di crisi del debito a causa delle enormi necessità di rifinanziamento che gravano su banche e governi.
Solo gli istituti di credito europei si troveranno a dover racimolare sui mercati oltre 400 miliardi di euro nella prima metà di quest'anno a cui vanno uniti i circa 500, nello stesso arco temporale, degli Stati (oltre 400 solo per Italia e Spagna) e inoltre centinaia di miliardi di euro di debito legati ai mutui andranno a maturazione: insomma, il rischio potenziale di caos sui mercati del credito è alto.

“Ciò a cui stiamo assistendo chiaramente in questo momento ha il potenziale di tramutarsi in un secondo credit crunch. E purtroppo questa volta rischia di essere peggiore del precedente”, dichiara Celestino Amore, nome rassicurante ma mente lucidissima da presidente della IlliquidX, azienda specializzata nel piazzare il debito cosiddetto hard-to-price, secondo cui “i governi sono stati in grado di rallentare il processo ma i problemi non svaniscono da soli. Là fuori ci sono migliaia di miliardi di dollari di debiti che vanno rifinanziati o venduti”. Insomma, prepariamoci a una corsa alla vendita degli assets simile a quella che ha dato il calcio d'inizio al credit crunch del 2007.

Inoltre, molti manager di fondi e altri investitori istituzionali stanno cercando già ora di ridurre la loro esposizione all'obbligazionario, segnale che ci dice chiaramente che non ci sarà sufficiente domanda per comprare il debito che banche e governi devono vendere.  Molte banche, infatti, stanno già creando uffici addetti alle cosiddette "get ugly early strategies", ovvero "prime strategie per quando si mette male": insomma, si tenta di aiutare i clienti a vendere i bond il prima possibile, visto che in molti vedono proprio gennaio come il mese della grande svendita.

D'altronde, la stessa Bce nella sua ultima review sulla stabilità finanziaria ha parlato a chiare lettere di “crescente competizione per il finanziamento”, soprattutto tra i cosiddetti periferici: identica analisi fatta dalla Bank of England poche settimane fa. Ma c'è anche un'altra previsione per quest'anno, sempre elaborata dal CEBR, in base alla quale le possibilità di sopravvivenza dell'euro in questa forma sono solo al 20 per cento: “E se l'euro non si spezzerà, questo sarà l'anno in cui si indebolirà sostanzialmente fino a raggiungere la parità col dollaro”, profetizza Douglas Williams, capo economista del centro.  Insomma, sui mercati il sentiment non è affatto positivo.