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FINANZA/ 2. Rating e derivati pronti a scatenare un'altra crisi

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In una transazione otc, i due contraenti privati stipulano un contratto derivato (bilaterale) i cui contenuti non sono noti a nessun altro. Questo comporta una totale mancanza di trasparenza: nessuno conosce il grado di esposizione altrui, né i mercati o i titoli su cui è concentrato. Ad oggi, da Barack Obama e dal Congresso sono giunte molte promesse e bozze di riforma ma in queste ore la situazione è di business as usual, esattamente come nel 2007 prima dello scoppio della crisi.
Come da oltre trent'anni.

Un tipo di derivato chiamato "assicurazione di portafoglio" ha contribuito al crollo del mercato azionario del 1987, sempre i derivati hanno svolto un ruolo cardine nel tracollo del Long Term Capital Investment, hanno esacerbato l'impennata e la flessione dei prezzi del petrolio nel 2008 e 2009: e gli esempi potrebbero continuare. E' proprio il combinato di questi due caposaldi della finanziarizzazione selvaggia a far impennare le quotazioni per una seconda ondata di crisi, molto seria, nel 2011 a tutto vantaggio dei maghi della finanza creativa: i derivati possono risultare destabilizzanti anche in altri modi, infatti, vanificando i tentativi di ristrutturare il debito e persino prestandosi a essere impiegati per provocare deliberatamente l'insolvenza di banche, imprese e intere nazioni.

Come si dice a Londra, "rings any bell?". Ovvero, non vi ricorda nulla questa situazione? Il petrolio è in pre-rally senza che i fondamentali macro lo giustifichino minimamente (anzi, la Cina sta conoscendo un rallentamento della crescita e un'impennata inflazionistica a due cifre), le commodities in generale sono sugli scudi, l'oro è ai massimi, l'argento anche e il rame, con contratti futures che accedono il quantitativo globale di minerale fisico disponibile, sta per diventare la nuova gallina dalle uova d'oro degli Etf creati dalle banche d'affari (con depositi e caveau vuoti ma "paper copper" a non finire) per i soliti allocchi, i cds sul debito sovrano continuano a salire, così come gli spread e i rendimenti obbligazionari dei periferici e gli ultimi downgrade effettuati dalle agenzie di rating hanno mostrato un tempismo e un accanimento decisamente sospetto.  Siamo seduti su un vulcano, per ora a salvarci dall'effetto domino è soltanto la dichiarazione della Cina che si dice intenzionata a proseguire l'acquisto sul lungo termine di debito spagnolo. Per quanto, però? E, soprattutto, a che prezzo?

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