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FIAT/ 2. Gli "incubi" di Marchionne lontano da Mirafiori e Pomigliano

Oltre alla questione tutta italiana sulla produzione di auto, spiega ANDREA GIURICIN, Marchionne deve affrontare altre sfide

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Sergio Marchionne non si ferma; il 2010 è stato certamente un anno di cambiamenti e si potrebbe concludere addirittura con due contratti a livello di stabilimento. Dopo Pomigliano d’Arco, dove il referendum ha sancito la vittoria dell’amministratore delegato, è in gioco il futuro di Mirafiori.

Nello stabilimento campano, Fiat riporta la Panda, dallo stabilimento polacco di Tichy, una contro-delocalizzazione, in cambio di una maggiore flessibilità nei contratti. Lo stesso risultato vuole raggiungere a Mirafiori, dove l’investimento di Fiat potrebbe raggiungere il miliardo di euro, con la produzione di modelli di gamma elevata con il marchio Jeep e Alfa Romeo.

Anche in questo caso la partita con il sindacato è aperta, poiché Fiat propone di uscire dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Una rivoluzione, che in realtà, in Germania, primo paese produttivo europeo per numero di automobili, è ormai una realtà da anni. I maggiori sindacati, ad eccezione della Fiom, hanno firmato “l’accordo di Natale”, nel quale si decide di adottare il metodo Pomigliano anche in Piemonte, ma il tutto deve passare da un referendum. Una notizia positiva che si scontra con la visione pessimistica della Fiom e di alcuni partiti politici che hanno attaccato questo accordo, bollandolo di incostituzionalità.

La nuova Fiat di Marchionne si sta staccando sempre più dal modello Italia, nel quale l’azienda sopravviveva grazie agli aiuti statali. Certo, quando arrivano dei sussidi, Fiat non rinuncia ai regali della politica. Questo è il caso americano, dove l’amministrazione Obama ha deciso di salvare con i miliardi dei contribuenti americani Chrysler, per poi “regalarla” al sindacato Uaw e a Fiat. Da un primo calcolo, il salvataggio di Stato dovuto al concetto sbagliato del “too big to fail” costerà 3 miliardi di dollari, nonostante la casa automobilistica di Detroit si stia lentamente riprendendo grazie alla “cura Marchionne”.