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FINANZA/ La riscossa dei "pensionati" mette paura a Wall Street

Pubblicazione:venerdì 7 gennaio 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

L’impresa, finora, non è mai riuscita. Anzi, non è mai stata tentata. Ma, sull’onda della riscossa dell’auto Usa, Bob King, neo leader del sindacato americano dell’auto, ha lanciato l’offensiva per entrare negli stabilimenti delle case straniere che producono negli States: i gruppi giapponesi, ma anche le factories controllate dai gruppi tedeschi e francesi.

 

È una mossa strategica, anche nei tempi. Tra pochi mesi, infatti, entrerà nel vivo la discussione del nuovo contratto per i Big di Detroit, Chrysler compresa (dove, comunque, il sindacato Uaw si è impegnato a non scioperare fino al 2015), in cui le Unions chiederanno di partecipare al ritorno al profitto, dopo anni di sacrifici. Senza, però, penalizzare l’auto Usa rispetto ai competitors, Hyunday o Toyota poco importa, che operano in Alabama o Tennessee.

 

Ma il segnale è importante anche per un altro motivo: la stagione della partecipazione del sindacato alla gestione delle fabbriche (in Chrysler il fondo sindacale Veba detiene il controllo e l’Uaw ha un membro in consiglio) ha rafforzato la Union, nonostante i sacrifici chiesti agli operai, soprattutto ai neoassunti che si devono accontentare di una paga oraria dimezzata rispetto ai veterani.

 

Non è l’unica novità sul fronte rapporto tra capitale e lavoro in arrivo dagli Usa. Nei prossimi mesi, infatti, si annuncia una fiera battaglia tra i fondi pensione, a partire dal California Public Employees Retirement System, ovvero Calpers, il potente e battagliero fondo pensioni dei dipendenti pubblici della California, e i board delle principali aziende, prima fra tutti Apple, il gigante che proprio a inizio anno ha superato la capitalizzazione di 300 miliardi di dollari a Wall Street, più o meno il valore dei fondi amministrati da Calpers.


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