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LETTERA/ E se al Nord-Est si votasse "con i piedi"?

Pubblicazione:venerdì 7 gennaio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Dalla nefasta tangenziale di Mestre ha ereditato il marchio dell’imbuto più micidiale d’Italia, oltretutto lungo sei volte tanto: gli automobilisti che oggi grazie al nuovo passante superano indenni lo snodo veneziano, si ritrovano di colpo a passare da tre a due corsie una volta che imboccano l’autostrada in direzione Trieste.

 

Uno dei tratti più affollati della penisola dopo il crollo del muro di Berlino, che ha aperto i traffici con l’est europeo: dall’inizio degli anni Novanta vi si affollano 41 milioni di veicoli l’anno, con una media di 110mila al giorno, che nei mesi estivi balza a 160 mila, visto che l’arteria serve le spiagge venete e friulane, da Jesolo a Grado. E per tutto l’anno, a farla da protagonisti sono i tir che in sterminata colonna occupano le due corsie, causando troppo spesso incidenti anche gravissimi che costringono a chiudere l’autostrada per ore, seminando il caos nella viabilità ordinaria del Veneto centrale.

 

Per coloro che popolano quotidianamente questa gigantesca camera a gas open-air, il Natale 2010 finalmente ha portato un regalo atteso da anni: la posa della prima pietra della terza corsia nel primo dei quattro tratti in cui si articoleranno i cantieri tra Venezia e Trieste: 95 chilometri in tutto, di cui 55 in Veneto e i rimanenti in Friuli-Venezia Giulia. Il primo lotto, tra Quarto d’Altino e San Donà, lungo una ventina di chilometri, costerà 430 milioni di euro, e sarà pronto nel 2014: ci sarà ancora da soffrire per anni, ma almeno una prospettiva c’è.

 

Purtroppo, non mancherà il rovescio: per un problema risolto, due altri se ne aprono. Il primo riguarda l’inevitabile forte aumento di traffico che la terza corsia porterà con sé, e che secondo alcune stime comporterà una saturazione nel giro di pochi anni, se il sistema Nord-est non metterà mano a una drastica revisione della logistica, spostando quote consistenti dall’asfalto alla rotaia, dal trasporto privato a quello pubblico; e soprattutto, se non affronterà seriamente il nodo del completamento dell’alta capacità ferroviaria legata al corridoio 5 Lione-Budapest, che tra Verona e Trieste rimane tutt’oggi un buco nero.


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