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FINANZA/ 2. Da Usa e Francia i primi passi per il decreto sviluppo

Pubblicazione:lunedì 10 ottobre 2011

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La prima misura può essere interpretata, e attuata, in due modi molto differenti. Da un canto, con pure procedure di “programmazione formale”, quali quelle attuate per decenni in America Latina e in Africa, per soddisfare Banca mondiale e simili: programmi con elenchi di priorità non supportati da adeguate analisi economiche. Potrebbe anche essere l’occasione per rilanciare la programmazione decentrata per progetti degli anni Ottanta e Novanta e anche per raffinarla integrando le analisi costi benefici dei singoli progetti con stime degli effetti di gruppi di progetti. Tanto più che l’Istat sta di nuovo lavorando (dopo tre lustri!) su una matrice di contabilità sociale (una raffigurazione dell’economia italiana che coniuga i rapporti tra settori con quelli tra istituzioni) e, quindi, si potrebbe contare su stime affidabili. Inoltre, non dovrebbero essere meri elenchi di priorità, ma - come suggeriscono i saggi pubblicati nel volume Trasporti e Infrastrutture (a cura di Francesco Ramella) dall’Istituto Bruno Leoni - occorre introdurre, nei programmi, una buona dose di mercato. Un suggerimento al ministro dell’Economia e delle Finanze: segua l’esempio del “programme de rationalisation des choix budgettaires” applicato per anni in Francia, pubblicando i programmi dei Ministeri e facendoli valutare dalla professione. Ci sono premi e penali implicite (ma efficaci) nell’essere lodati o criticati.

Questi due passi possono essere un’indicazione che si vuole per davvero rilanciare le infrastrutture. Perché, in questo campo, il programma abbia effetti positivi non basta, però, una maggiore attenzione alla progettazione, il de-finanziamento di quella troppo preliminare per essere attuata nei tempi stipulati e una maggiore chiarezza degli enti di spesa sulle loro priorità e sulle pertinenti motivazioni. Se si vuole dare impulso al settore è essenziale rivedere, almeno in prospettiva, il Titolo V della Costituzione (che ha suddiviso responsabilità e competenze creando una vera Babele), attivare nuovi strumenti finanziari del tipo di Project Bonds che abbiamo alcune caratteristiche dei Buy American Bonds (BABs) attivati con successo negli Stati Uniti (dato che il fabbisogno finanziario stimato per i prossimi cinque anni è attorno a 50 miliardi di euro).

Non illudiamoci che tutto ciò possa essere contenuto nell’atteso “Decreto Sviluppo”. Che ci siano, però, almeno i prolegomeni.



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