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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Da Usa e Francia i primi passi per il decreto sviluppo

Il programma di crescita verrà presentato dal governo il 20 ottobre. Nel frattempo, spiega GIUSEPPE PENNISI, si stanno facendo i primi passi sulle infrastrutture

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Per il programma di crescita, la settimana si è chiusa con un bicchiere che vogliamo considerare “mezzo pieno”. L’approvazione del programma - è vero - è stata rinviata al 20 ottobre; dopo i declassamenti subiti, da parte delle agenzie di “rating”, dai nostri titoli pubblici (declassamenti dovuti alle incertezze sui punti centrali della nostra politica economica), ciò non promette nulla di buono. Il Consiglio dei ministri del 6 ottobre, però, ha approvato (senza quasi che se ne accorgesse nessuno) due schemi di decreti che riguardano: 1) la valutazione degli investimenti relativi a opere pubbliche, che prevede fra l’altro l’obbligo per ogni Ministero di redigere il Documento pluriennale di pianificazione che includa i programmi di investimento per opere pubbliche; 2) le procedure di monitoraggio sullo stato di attuazione di tali opere: un sistema gestionale automatizzato che contenga le informazioni qualificanti dei lavori e degli interventi programmati, con la verifica dell’utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti. Sui due schemi verranno acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari e, limitatamente al secondo, anche della Conferenza unificata. È dato per scontato che i pareri saranno positivi e che i provvedimenti saranno in vigore entro tempi brevi.

Non si tratta certo di misure risolutive in un Paese in cui le sole inefficienze della logistica comportano un costo di 40 miliardi di euro l’anno. Rappresentano, però, passi nella direzione giusta, che consentono, quanto meno, di appurare quali e quante sono le risorse disponibili (spesso “nascoste” in “contabilità speciali” e gestioni fuori bilancio di vario ordine e grado - il solo ministero dei Beni e delle attività culturali, Mibac, ne ha ben 324) e quali sono le priorità dal punto di vista degli enti di spesa (i Ministeri).

Dei due punti indicati il più importante è il secondo: traducendo dal burocratese, la misura vuol dire che verrà effettuato un censimento e che le opere non iniziate verranno de-finanziate (impiegando gli stanziamenti per opere che possono essere immediatamente cantierabili). Attenzione, i singoli Ministeri avrebbero potuto e anzi dovuto adottare queste misure da sempre (e i dirigenti responsabili sono passibili di danno erariale, ove la Corte dei Conti apra un fascicolo). È “straordinario”, nel senso etimologico del termine, che si sia dovuto intervenire con un decreto legislativo. Tuttavia, in una situazione in cui dal 2001 a oggi, a titolo di quella Legge obiettivo che avrebbe dovuto semplificare e velocizzare, sono stati erogati appena 2,5 miliardi rispetto a un costo complessivo di opere stimato in 8,8 miliardi, è una misura che induce a sperare in maggiore tempestività anche perché il de-finanziamento è una sanzione - e a fronte di de-finanziamenti la Corte dei Conti potrebbe svegliarsi dal suo torpore e iniziare procedimenti che toccano nei portafogli dei singoli responsabili dei procedimenti.