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SCENARIO/ 1. Pelanda: l’Italia "contro" l'Europa per evitare la recessione

Pubblicazione:lunedì 10 ottobre 2011

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Ritengo illogica una politica del rigore non calibrata con gli andamenti reali dell’economia che rischia di impoverire l’Italia senza una vera necessità. La domanda globale è in contrazione e potrebbe restare bassa per buona parte del 2012. Se viene meno il traino dell’export e il mercato interno viene de-finanziato, troppo e troppo in fretta, da ulteriori tagli della spesa pubblica, è probabile che l’Italia cada in recessione. Lieve (-1%), ma con il rischio di diventare grave se la Germania - dipendente dalle esportazioni e con poca capacità di crescita interna - confermasse la tendenza verso la stagnazione/recessione in atto.

Non si possono escludere buone sorprese, perché con tutta la liquidità immessa nel mercato americano ed europeo dalla Banche centrali, e ora congelata dal pessimismo, basterebbe un segnale di ricostruzione della fiducia per far ripartire gli investimenti delle imprese. Prima o poi tale segnale arriverà, probabilmente dopo la sconfitta di Obama, considerato ormai un fattore depressivo, nelle elezioni presidenziali del novembre 2012. Inoltre, appena il mercato percepirà che la crisi dell’eurodebito è contenibile tornerà ottimista ed espansivo a livello globale. Ma non è possibile ora scommettere sui tempi della seconda buona notizia, pendente quella cattiva dell’insolvenza della Grecia con conseguente pericolo di crisi bancaria. E la prima potrà venire solo tra un anno, forse anticipata in estate.

Dieci mesi di incertezza, appunto, potranno tenere bassa la domanda globale e in questo caso l’Italia è a rischio di recessione amplificata dalla deflazione da rigore in un contesto europeo anch’esso stagnante o recessivo. Soluzioni. Una riduzione del costo del denaro da parte della Bce aiuterebbe, ma non appare intenzionata a farlo e comunque è già passato il momento in cui il taglio può avere effetti stimolativi in tempo utile per l’inverno. Un’altra soluzione è quella di tentare di creare fiducia nel mercato interno italiano con sorprese stimolative.

Questo è infatti l’intento del “decreto sviluppo” allo studio del governo in questi giorni. Potrà fare qualcosa, ci auguriamo tutti che sia più di un qualcosa, ma se non si riducono le tasse e non si avvia un cambiamento di modello, per esempio la totale flessibilità del mercato lavoro che aumenterebbe subito occupazione e investimenti, l’effetto stimolativo non bilancerà quello recessivo.


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COMMENTI
10/10/2011 - Sottovoce? (Mariano Belli)

Ma che sottovoce, dobbiamo dire a voce alta che le politiche di bilancio, giuste o sbagliate, ce le facciamo in casa nostra, e che se questo non stesse bene a qualcuno, possiamo uscire dall'euro senza problemi (anzi). Chi ha mai dato mandato ai nostri politici di rinunciare alla nostra sovranità?

 
10/10/2011 - ragionevole o non ragionevole ridurre il debito? (antonio petrina)

egr prof, certo che non c'è scritto nella bibbia di ridurre in 2 anni il debito ,ma senza scomodare i 2 economisti "dentisti" ( keynes docet in "prospettive economiche per i ns nipoti"!) ne IL Foglio di venerdì 7 c.m.( che hanno dimostrato la ragionevolezza della riduzione del debito per far crescere l'italia),ma se un governo scommette in 2 anni , alla scadenza del mandato, di rientrare nel pareggio,incentivando anche la crescita, cui prodest criticare tale legittima scelta storica a cui solo Minghetti della destra storica riuscì ( senza però il conforto della storia e dell'elettorato: sic!)?