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DIETRO LE QUINTE/ Il ritorno di Marchionne “alla guida” di Confindustria

Pubblicazione:martedì 11 ottobre 2011

Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Ansa) Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Lo credo. Ci sono le imprese pubbliche, ci sono i rappresentanti del “quarto capitalismo” che tra l’altro va molto bene, ci sono 150/160mila piccole e medie aziende, c’è il blocco del Nord-est. Ciascuno ha dei suoi interessi, spesso in conflitto tra loro e non è semplice operare una ricomposizione con un esponente che riassuma tutte queste posizioni contrastanti. Insomma, è un’associazione che attraversa una crisi di identità. Confindustria ha già passato momenti del genere, o quasi, quando si scoprì e si nominò un uomo come Guido Carli.

 

Oggi la situazione è differente, ci sono diverse candidature.

 

C’è innanzitutto la candidatura di Andrea Riello, che rappresenta il blocco del Nord-est e fa parte di un partito che si potrebbe definire anti-Fiat. Su questa linea, con qualche sfumatura, c’è anche Giorgio Squinzi, della Mapei, che ha avuto un peso determinante nella candidatura di Emma Marcegaglia. Squinzi indubbiamente è un candidato forte, ha un peso determinante nell’Assolombarda ed è un rappresentante vincente del cosiddetto “quarto capitalismo”. Ma anche lui non mi sembra affatto in accordo con la Fiat, cioè la linea che il Lingotto vuole perseguire. E la Fiat, volenti o nolenti ha un grande peso, lo ha sempre avuto. Guardate solo la preoccupazione che ha creato uscendo da Confindustria e di fatto ridimensionando anche il buon lavoro che aveva svolto Emma Marcegaglia. Con l’uscita della Fiat, la stessa Marcegaglia ha accusato un colpo.

 

Ma si parla anche di altre candidature.

 

C’è quella di Gianfelice Rocca, attuale vicepresidente, che è ben visto nel mondo delle partecipazioni statali e soprattutto è appoggiato da un personaggio come Paolo Scaroni. Non si può nemmeno dimenticare Alberto Meomartini, attuale presidente di Assolombarda. Non si potrebbe neppure definire un outsider, se si dovesse convergere su una ricomposizione degli interessi contrapposti cercando una figura intelligente e di rilievo. Insomma, una partita piuttosto complessa.

 

Torniamo un attimo alla candidatura di Squinzi, esponente di quel “quarto capitalismo”, lodato e scoperto da Fulvio Coltorti, il capo dell’Ufficio Studi di Mediobanca.


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