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DIETRO LE QUINTE/ Il ritorno di Marchionne “alla guida” di Confindustria

Pubblicazione:martedì 11 ottobre 2011

Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Ansa) Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Ansa)

L’uscita di Sergio Marchionne e della Fiat, la successione a Emma Marcegaglia, i vari schieramenti che si stanno delineando, gli interessi contrapposti che sono in campo: è questo il quadro che rappresenta Confindustria alla vigilia di una partita che si presenta complicata e difficile. Ne parliamo con Stefano Cingolani, editorialista di diverse testate nazionali e grande osservatore di questioni economiche.

 

Cingolani, secondo lei, Sergio Marchionne ha veramente pensato di uscire da Confindustria per uscire dall’Italia con la Fiat?

 

Certo, il primo pensiero che è venuto in mente a tutti è stato quello di un passo per l’uscita della Fiat dall’Italia. L’ho scritto direttamente anch’io. Però qualche dubbio comincia a venirmi, proprio guardando bene alla “battaglia” di Confindustria. Lì ci sono diversi schieramenti, ma non c’è dubbio che la candidatura di Alberto Bombassei mi appaia proprio targata Fiat. Tanto per chiarire, Bombassei ha dichiarato di “sperare di essere il successore della Marcegaglia”, ma soprattutto nei rapporti con Fiat ha detto: “Mi auguro che, dopo un approfondimento, ci si possa chiarire e si possa rivedere questa posizione su Fiat. Se tanto mi da tanto...

 

Questo che cosa starebbe a significare?

 

Insomma, per aiutare Fiat, con una legge retroattiva (fatto incredibile), hanno fatto l’articolo 8 nella manovra. Un autentico “tappeto rosso”. Di fatto la Fiat, pur uscendo da Confindustria, mantiene rapporti con le unioni locali, non solo a Torino, ma in tutto il Paese. In più qualche miliardo di investimento lo ha fatto e lo difende. Io comincio a pensare che Marchionne abbia fatto veramente una manovra tattica e voglia ritornare in Confindustria, magari con un altro rappresentante, per far passare la linea della Fiat in Confindustria. E la linea Fiat è ben chiara: contratti aziendali, irritazione (per usare un eufemismo) verso i contratti collettivi, flessibilità a livelli americani, una concezione stessa dell’associazione che deve basarsi sul confronto sindacale, senza stare a pensare a politiche di sviluppo e via dicendo. Insomma, Marchionne, sotto una veste nuova, vuole ritornare a una Confindustria dove la presenza Fiat è predominante. Lo è stata a suo tempo e ora, malgrado il periodo di Luca Cordero di Montezemolo, questa sorta di egemonia quasi nobiliare non ce l’ha più.

 

Ma all’interno di Confindustria, proprio in questo momento, le acque sono abbastanza agitate e non solo per lo strappo della Fiat.


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