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Economia e Finanza

FINANZA/ Così il “patto” Merkel-Sarkozy affonda l’Europa

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Quanto al fondo salva-Stati Efsf, Sarkozy ha reso noto che Francia e Germania hanno «identificato delle proposte tecniche per rafforzarne l’efficacia». Quali? Boh. E che curiosi che siete, anche voi! Quando due statisti di quel livello si incontrano sono scintille di neuroni: volete che non abbiano già concordato tutto? Un po’ di fiducia, santo cielo! Volete che quei due non sappiano ciò che fanno? Volete che non sappiano che, a oggi, solo due paesi non hanno ratificato l’espansione dell’Efsf, di fatto bloccandola? Lo sanno, lo sanno. Sono Malta e la Slovacchia, quest’ultima ben poco avvezza a dare il via libera, come conferma allo Spiegel, Richard Sulik, capo del partito di minoranza slovacco SaS, formazione che di fatto sta bloccando la ratifica. Ecco le sue parole: «La più grande minaccia all’euro è il fondo Efsf stesso. Quello attuale è niente altro che il tentativo di usare debito fresco per risolvere la crisi del debito. Non funzionerà mai.

Per quanto mi riguarda, l’argomento principale è proteggere i soldi dei contribuenti slovacchi, visto che dovremmo contribuire per la quota maggiore al fondo in termini di forza economica. È inaccettabile». Insomma, a Bratislava hanno capito perfettamente quanto in Italia si fatica ancora a intravedere: francesi e tedeschi vogliono far pagare ai partner europei il salvataggio delle loro banche, salvo poi blindare lo status dell’Efsf in modo che non abbia mai volumi di intervento e operatività necessari per schermare Italia e Spagna una volta che la Bce, molto presto, smetterà di acquistare bonds sul mercato secondario. Eh già, Francoforte sta per chiudere i rubinetti e da più parti cominciano a circolare voci decisamente sgradevoli, battute, domande, allusioni che puzzano lontano un miglio.

In principio fu Christine Lagarde, rispondendo così alla domanda se il Fmi sarebbe in grado di intervenire a sostegno di un’economia grande come l’Italia: «Abbiamo risorse disponibili». Sicuri? Io non tanto, nonostante l’attivazione del fondo di emergenza. Poi fu Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo e giovedì scorso ospite a sorpresa del consiglio direttivo della Bce, visto che normalmente a nome dell’Unione è presente il commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn: «Il fondo Efsf non potrebbe gestire nessun tipo di salvataggio dell’Italia». E da dove salta fuori questo lapsus freudiano, visto che negli ultimi due giorni tutte le istituzioni europee, ieri non ultima la Bce, hanno promosso gli sforzi del nostro Paese per uscire dall’attuale crisi? Nel profluvio trichetiano di giovedì, grazie a Dio l’ultimo consiglio direttivo dell’Eurotower guidato dallo sciagurato Jean-Claude, la sparata di Juncker è passata quasi inosservata, ma molti analisti vedono una preoccupante consequenzialità tra la scelta di non ampliare la dotazione dell’Efsf, su forte pressione dalla Germania e il fatto che, comunque, anche se espanso nei volumi, il fondo non sarebbe sufficiente a intervenire in alcun modo per un salvataggio dell’Italia.

Royal Bank of Scotland da settimane va dicendo che per porre in sicurezza Italia e Spagna, il fondo dovrebbe avere una disponibilità di 1,5-2 triliardi di euro. Meno, ad esempio, del fantomatico piano da 3mila miliardi nato dalla fervida fantasia del Financial Times ma subito smentito sia dalla Bie che dalla Commissione Ue. Insomma, per Juncker non esiste possibilità di salvare l’Italia attraverso il fondo, nonostante Trichet abbia aperto a una sua implementazione, non tramite la Bce ma attraverso i singoli Stati con azione sulla leva. ll post-Trichet è davvero già iniziato e ci porta con sé uno Juncker più realista del re che sa benissimo come la seconda ondata depressiva, quella attesa l’anno prossimo quando una messe da trilioni di bond sovrani e corporate andrà a scadenza o roll over, spazzerà via qualsiasi effetto “fixing” garantito sul breve termine dalla ricapitalizzazione delle banche e dall’implementazione del fondo Efsf da 440 miliardi di euro a 700, con la Bce intenta a pompare liquidità agli istituti europei.


COMMENTI
11/10/2011 - Bravo! (Mariano Belli)

Sono stradaccordo con le conclusioni dell'ottimo articolista, qui stiamo pagando ormai col sangue, non più solo con semplici tasse, il rifinanziamento delle varie banche europee (cosa se non sbaglio avvenuta già a fine 2008)....il rifinanziamento delle banche, capite? Non il debito dello Stato italiano....Tutti d'accordo? Nessuna "piccola" obiezione? Possibile? Ma che omuncoli siamo diventati noi italiani?

 
11/10/2011 - il direttorio (francesco scifo)

Come la prenderanno i paesi esclusi da questo direttorio tra Germania e Francia non possiamo saperlo subito. Tuttavia, una cosa è certa, la Germania vuole il controllo dell'Europa, che passa per la guida dell'economia del continente e lo sta ottenendo senza dover fare una nuova guerra. Il Presidente americano, che afferma di appoggiare questa pseudo diarchia, ha dimenticato che l'America nel XX secolo è intervenuta ben due volte in Europa per evitare proprio la situazione che ora lei stessa sta aiutando a creare di nuovo. Come per il Nord Africa e per il Medio Oriente, il dipartimento di Stato si appresta a fare un nuovo incredibile errore strategico, forse avranno mandato in pensione gli analisti esperti ed i nuovi si sono formati sui giochi elettronici e sui modelli matematici, per cui la loro percentuale di successo è pari a quella dei metereologi. Lo squilibrio che si sta creando in questa area del mondo non gioverà alla pace, nè all'economia: Gran Bretagna, Russia, Turchia ed il resto dei paesi europei, quando tra qualche tempo se ne accorgeranno, non penso che staranno solo a guardare.