BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 1. Così la Germania vuol "truffare" l’Europa

Pubblicazione:giovedì 13 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 ottobre 2011, 9.16

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

Ma a confermare, nonostante le smentite diplomatiche, che la situazione non è più seria, ma drammatica, ci ha pensato il Mister Magoo dell’economia mondiale, quel Jean-Claude Trichet che dopo aver negato per mesi e mesi la realtà e aver dato vita a un suicida rialzo dei tassi d’interesse, ora che sta per lasciare la patata bollente a Mario Draghi ha un sussulto di realismo (interessato): «Nelle ultime tre settimane la situazione è peggiorata. La crisi è sistemica e va affrontata con decisione. La ricapitalizzazione delle banche in Europa è necessaria per proteggere l’economia reale. Potrebbe essere benefica la possibilità che l’Efsf presti soldi ai governi per ricapitalizzare le banche». Et voilà, un bell’assist del francese Trichet al francese Sarkozy, deciso a usare i soldi dei contribuenti europei per salvare Dexia e depurare i bilanci di Societe Generale, Credit Agricole e Bnp Paribas, ma costretto a scontrarsi contro il “nein” della Merkel, secondo cui l’Efsf dovrà essere usato per quella finalità solo come ultima, disperata opzione in caso sia in pericolo la tenuta stessa dell’euro.

Insomma, haircuts o no? «Potremmo andare incontro al classico effetto palla di neve. In un caso simile, i mercati sposterebbero istantaneamente l’attenzione verso il Portogallo, dove il rendimento dei biennale è già al 17%», fa notare Andrew Roberts, capo del monetario a Royal Bank of Scotland. La situazione, in effetti, è pesante. Nonostante il decennale greco sia già trattato al 60% di sconto sull’open market, le banche europee non devono svalutare le perdite fino a quando il default non è formale e il debito è detenuto nei loro loan book a lungo termine. Il pericolo cresce quando e se le banche sono obbligate a cristallizzare il danno prima di aver aumento i loro cuscinetti di capitale.

Insomma, fatta la sintesi, per tutti - tranne i tedeschi - è necessario espandere il fondo Efsf ad almeno 1,5 triliardi di euro. Il problema è che ormai non è più così facile farlo in sicurezza. Lo spread di rendimento tra il Bund e il debito a 10 anni dell’Efsf si è divaricato da 66 a 112 punti base dall’inizio di luglio e se questa tendenza proseguirà, sarà lo stesso fondo a diventare un problema. L’Efsf tratta come uno yield misto dei migliori fideiussori, ma se l’Efsf emette più debito dobbiamo aspettarci che sia trattato con un ampliamento ancor maggiore rispetto alla media soppesata dei fideiussori, visto che le nazioni deboli stanno diventando sempre più deboli e potranno facilmente creare perdite reali sul portafoglio sottostante.

Quindi, al netto del “no” slovacco che diventerà un sì e dei segnali poco confortanti degli spreads, occorre trovare una nuova via - la quarta - per rendere l’Efsf una gioiosa macchina da guerra. Già, perché nonostante abbia poco più di un anno di vita, il fondo Efsf ha già conosciuto parecchie mutazioni, tutte al rialzo e tutte a beneficio di banche e assicurazioni con soldi pubblici. All’inizio si parlava di meno di 300 miliardi di euro, con un worst case scenario di perdite pari a circa il 40% dell’ammontare prestabile, ovvero 120 miliardi. Per un po’ nulla cambiò, fatta salva l’ovvia non partecipazione di Irlanda e Portogallo come fideiussori e quindi limitando la portata dell’Efsf e delle sue perdite potenziali. Poi si salì e la disponibilità potenziale crebbe fino a 450 miliardi di euro, corrispettivo di quanto garantito dagli Stati con rating AAA, aumento che nei fatti si sostanziò in un totale di 726 miliardi.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >