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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Così la Germania vuol "truffare" l’Europa

La Germania, nonostante il voto contrario della Slovacchia, si dice certa dell’approvazione del fondo salva-stati, anche perché vuole sfruttare a suo vantaggio. Il punto di MAURO BOTTARELLI

Angela Merkel (Foto Ansa)Angela Merkel (Foto Ansa)

«Alla fine il fondo salva-Stati sarà approvato da tutti, sono più che convinta che entro il 23 ottobre (data del prossimo Consiglio Ue, ndr) avremo le firme di tutti gli Stati membri», così impose ai sudditi sua maestà d’Eurolandia, Angela Merkel, riducendo il no di Bratislava al capriccio di un bambino che ora verrà messo in castigo e debitamente minacciato.

La logica è sempre quella: riprova, sarai più (euro)fortunato. Nella perfetta riproposizione del ricatto imposto all’Irlanda sul voto di ratifica del Trattato di Nizza dopo il primo “no” popolare, il parlamento slovacco ha sì bocciato l’ampliamento del fondi Efsf, facendo cadere il governo di centrodestra, ma, miracoli dell’eurodittatura, il voto si terrà di nuovo entro la fine di questa settimana con il sì bipartisan dell’opposizione socialdemocratica, che aveva posto come precondizione al suo sì l’indizione di elezioni anticipate. Et voilà, la sovranità popolare del Parlamento legittimamente eletto di Bratislava si accomodi per l’ennesima volta in discarica e avanti con l’eurocrazia franco-tedesca. Un applauso al partito “Libertà e Solidarietà” e al suo leader, capaci di rimetterci la poltrona pur di non votare un qualcosa che ritengono dannoso per le tasche dei contribuenti slovacchi. Chapeau!

Non possiamo dire altrettanto, invece, del numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, capace di dire finalmente la verità, salvo rimangiarsi tutto come un politicuccio qualsiasi poche ore dopo, su strigliata dei soliti poteri forti che governano l’Europa e affidando la smentita a un responsabile della comunicazione del suo governo. Ma cosa aveva detto Juncker alla televisione austriaca Orf? «Si sta discutendo l’ipotesi di far subire ai detentori di titoli di Stato della Grecia perdite anche superiori al 60% rispetto al valore nominale dei bond: e nemmeno questo basterebbe a chiudere la crisi sui debiti pubblici nell’area euro». Ovvero, la verità. Al momento, infatti, il secondo geniale piano di aiuti alla Grecia dell’Ue prevede un haircut del 21% circa, qualcosa alle soglie dell’oltraggioso, più che del ridicolo. Ma sono bastate poche ore di verità ed ecco che Juncker ha mostrato la sua vera natura. Anzi, l’ha fatta mostrare a un portavoce del governo del Lussemburgo, Guy Schuller, che all’agenzia Bloomberg ha spiegato come le dichiarazioni siano state male interpretate: «Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, nega di aver ipotizzato per i creditori della Grecia svalutazioni superiori al 60%. Intendeva dire che le svalutazioni potrebbero superare il 21%». Ma vah?

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