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Economia e Finanza

FONDO SALVA STATI/ La Slovacchia approva il rafforzamento dell’ Efsf

Alla fine, la Slovacchia, dopo la bocciatura di martedì, ha fatto marcia indietro e ha approvato il rafforzamento del Fondo Salva Stati, l’Efst, che potrà ora salire a 440 miliardi.

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Alla fine, la Slovacchia, ha fatto marcia indietro e ha approvato il rafforzamento del Fondo Salva Stati, l’Efst, che potrà ora salire a 440 miliardi. Un voto previsto – e fortemente auspicato dalla Comunità internazionale - ma per nulla scontato dopo la bocciatura, anch’essa prevista, di martedì. Dopo Malta, il Paese, ex membro dell’Unione Sovietica, era rimasto l’ultimo a dover votare sulla proposta dall’Ecofin, la conferenza dei ministri delle Finanze dell’euro. Proposta che, come tutte quelle che provengono dall’organismo, necessita dell’unanimità dei paesi dell’euro. La Slovacchia era stata l’unica ad opporsi, invalidando così la possibilità di realizzazione e mettendo, al contempo, a repentaglio, il suo futuro politico e la sua permanenza nella moneta unica. Su queste pagine, infatti, l’ex rettore della Bocconi e professore di Politica economica europea Carlo Secchi aveva fatto presente che «la Nazione che dovesse mettersi di traverso», «dovrà trarne le estreme conseguenze politiche. In sostanza, significherebbe porsi fuori dall’euro». Era successo, in particolare, che uno dei quattro partiti che compongono la colazione del governo retto da Iveta Radicova non aveva partecipato al voto, provocando  la caduta del provvedimento e la sfiducia del premier. Su 124 deputati, la maggioranza necessaria era di 76: nove avevano votato contro, 55 a favore e 60 si sono astenuti.

Tra questi ultimi, vi erano anche 22 deputati del partito liberale SaS, alleato del premier. Il leader della formazione, Richard Sulik, aveva giustificato l’euroscetticismo con la povertà che ancora pesa sul paese. Se avesse dovuto sborsare i 7.7 miliardi per partecipare al fondo, pari al 10 per cento del pil slovacco, la nazione si sarebbe indebitata a sua volta. Sulik aveva spiegato che non aveva alcuna intenzione di pagare per gli errori dei Paesi ricchi. La posta in gioco era troppo alta, e i socialdemocratici all’opposizione si erano detti favorevoli a votare il provvedimento. Robert Fico, il loro leader, tuttavia, aveva posto delle condizioni ben precise. Ovvero, elezioni anticipate per la prossima primavera.