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FINANZA/ Così la "guerra" tra banche e Grecia scuote l’Europa

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Più netto il giudizio del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale domenica ha detto chiaramente che il taglio dei rimborsi ai creditori della Grecia dovrà essere superiore al 21% stabilito a luglio: «Una soluzione duratura della crisi del debito greco non si potrà trovare senza una svalutazione del debito, che probabilmente dovrà essere più alta di quella prevista questa estate. I dettagli si stanno già discutendo. Non tutto dovrà essere già definito per il vertice europeo, ma il principio dev’essere chiaro». Lo ha capito anche Charles Dallara, numero uno dell’Institute of International Finance, che raggruppa i creditori privati della Grecia, dichiaratosi, a stretto giro di posta, pronto a ridiscutere l’accordo per il taglio dei rimborsi ad Atene, ma solo nell’ambito di un pacchetto più ampio che comprenda precise soluzioni sulla crisi del debito europeo: «Se la comunità europea è interessata a chiedere ai creditori privati di rivedere i termini dell’accordo sulla Grecia, ciò potrà avvenire soltanto nell’ambito di un processo più complessivo di risoluzione del problema del debito sovrano in Europa».

Che cambiamento di toni rispetto soltanto a venerdì scorso, quando lo stesso Charles Dallara diceva chiaro e tondo al Financial Times che i creditori non accetteranno perdite superiori al 21%, quota decisa lo scorso luglio in seno al secondo pacchetto di salvataggio ellenico: «Una scelta simile non servirebbe ad altro che alla svendita immediata del debito degli altri paesi dell’Eurozona da parte degli investitori spaventati, destabilizzando la moneta unica. Non vediamo nulla di straordinario per cui rivedere l’accordo sottoscritto. Un accordo è un accordo». Qualcosa di molto serio è successo durante questo weekend, ovviamente a porte chiuse e senza che nessuno si sia premurato di renderlo noto ai sudditi! Il problema è che se da un lato la Germania sta per cedere di fronte alla realtà, ovvero sta accettando che i tagli arrivino anche fino al 50-60% (stante la sell off a ogni prezzo del proprio portafoglio obbligazionario già compiuta dagli istituti teutonici negli ultimi due mesi), dall’altro Francia e Bce puntano a eventuali aumenti degli haircuts solo su base volontaria, visto che gli istituti transalpini sono ancora strapieni di bond greci e periferici e il timore è quello di un default greco su ampia scala che inneschi le clausole dei credit default swaps e getti così il mercato nel panico.

Sempre il Dallara prima versione sottolineava come «è prematuro dichiarare che la sostenibilità del debito decisa nell’accordo del 21 luglio sia inadeguata, almeno fino a quando non sarà testata dal mercato. Questa non è fisica, nessuno di noi conosce quale sia il tipping point per la Grecia. Molto dipende dalla fiducia del mercato». Sarà anche così, ma qualche forza, che certamente non è di mercato, lo ha riportato a più miti consigli, visto che ormai un aumento degli haircuts è ampiamente sul tavolo ed è un errore enorme voler escludere a priori un credit event per la Grecia: se si vorrà dar vita a una vera ristrutturazione del debito, con banche e società assicurative obbligate ad accettare tagli obbligazionari maggiori, il default sarà pieno e scatteranno le clausole. Ma, soprattutto, attenti a chi grida alla gogna per la speculazione: sono infatti pochissimi gli hedge funds short sulla Grecia attraverso cds, sono invece moltissimi i trading desk delle banche commerciali! Quindi, attenzione a conseguenze negative a lungo termine sulla domanda di debito sovrano.