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Economia e Finanza

FINANZA/ Così la "guerra" tra banche e Grecia scuote l’Europa

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Stando a dati ufficiali, l’esposizione netta della Grecia nel sistema è di 2,7 miliardi (ovvero gli open shorts o longs sono pari a 2,7 miliardi di euro), quindi poca cosa rispetto ai 346,4 miliardi di bonds greci in circolo, nemmeno l’1% dell’esposizione del sistema attraverso il mercato dei bonds. Con un taglio del 50%, gli investitori perderanno 165 miliardi di euro, mentre nel mercato dei cds un totale di 1,35 miliardi potrebbe passare dai compratori netti di protezione a venditori netti. Insomma, se l’Ue pensa che il sistema possa sostenere un svalutazione obbligazionaria, una write-off dei cds potrebbe invece essere un qualcosa di molto pesante per il sistema bancario, visto che i loro trading desk sono net short sulla Grecia e non vogliono dover ammettere maggiori esposizioni nette.

Ma al di là della questione cds, che rischia di vedere la Bce premiare chi non va premiato con soldi di tutti, occorre mettere mano al dato degli haircuts obbligazionari. Realisticamente, un taglio del 50% ha poco senso: mettendo in conto i prestatori che non parteciperanno per statuto agli haircuts (Fmi e prestiti bilaterali) e la ricapitalizzazione bancaria che diverrà obbligata in Grecia, un taglio di quella entità abbasserebbe lo stock di debito ellenico solo del 22%. Vediamo le cifre. Su un totale di debiti di 346,4 miliardi di euro, un terzo sono in mani pubbliche (34,8% tra Fmi, Bce e governi europei), circa un altro terzo in mani greche (il 28,8% essenzialmente facente capo alle banche) e il rimanente 36,4% è detenuto da investitori privati non greci.

Come già detto, non tutti questi soggetti possono essere inclusi nel piano di taglio obbligazionario. Non il Fmi, anche se alcune voci parlano della sua partecipazione, la quale però creerebbe un precedente molto pericoloso (gli argentini, ad esempio, si incazzerebbero non poco). Stessa cosa per i prestiti bilaterali, anche se per questi potrebbe esserci qualche possibilità in più di essere inclusi nel piano, rispetto al debito del Fmi. Ancora più al centro di dibattito il debito della Bce, la quale non fa parte del cosiddetto public-sector involvement (Psi), ma agisce su base volontaria, quindi in caso di default coercitivo sarebbe difficile per Francoforte chiamarsi fuori dai tagli. Due le ipotesi in tal senso: primo, la non partecipazione della Bce tout court. Secondo, in caso di partecipazione della Bce, le cifre fanno riferimento a circa 55 miliardi di debito detenuto e acquistato a circa un controvalore di 70 miliardi. Con un taglio del 50%, la perdita per l’Eurotower sarebbe di circa 11 miliardi di euro.

Inoltre, le banche greche sono ovviamente soggette a tagli obbligazionari, il problema è che sono sottocapitalizzate. Attualmente gli istituti ellenici hanno una ratio core tier 1 media di circa l’8%: questo comporta il fatto che i tagli obbligazionari andrebbero a colpire il portafoglio di debito, abbassando il capitale e rendendo necessaria una ricapitalizzazione. Conseguentemente a questo, ogni euro salvato dal governo sul suo debito attraverso la politica di haircuts finirebbe per essere iniettato nelle banche greche. Ovvero, l’equivalente di avere il debito greco detenuto dalla banche greche escluso dai tagli. Insomma, come anticipato, un haircut del 50% porterebbe a una riduzione dello stock di debito greco solo del 22%, al netto della ricapitalizzazione delle banche.