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QUALCOSA DI SINISTRA/ Che fine ha fatto la banda larga di Stato?

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I lavori per l'installazione della fibra ottica (Foto Imagoeconomica)  I lavori per l'installazione della fibra ottica (Foto Imagoeconomica)

Cos’è Metroweb? È una società milanese, nata da una costola dell’Aem alla metà degli anni Novanta e da un’intuizione assolutamente lungimirante: quella di approfittare del “piano luce” che l’azienda elettrica municipale aveva programmato a Milano, e che comportava la posa di nuovi cavidotti interrati in tutta la città dove sarebbero passati i nuovi fili elettrici, per sotterrare, negli stessi scavi e quindi negli stessi cantieri (disturbando i cittadini una volta sola), anche degli altri cavidotti, idonei a ospitare le fibre ottiche di una futura rete di telecomunicazioni ad alta velocità. Già, perché quindici anni fa, anche se Internet era ancora un embrione persino in America, quelli svegli - per esempio l’allora, e poi scomparso, amministratore delegato della Stet Ernesto Pascale - già lo sapevano che il futuro sarebbe stato della fibra ottica.

Bene, sui cavidotti di Metroweb si è poi estesa la rete di Fastweb. Prima e tuttora unica azienda italiana di telecomunicazioni ad avere centinaia di migliaia di clienti “allacciati in fibra”, che hanno cioè fibra ottica dentro casa, su un modello sperimentato con successo solo in poche altre città del mondo, come Stoccolma o Palo Alto, che sta oggi pian piano sviluppandosi ovunque, anche se con costi molto alti. Ebbene, Metroweb ha una buona redditività, perché è - di fatto - un’azienda d’infrastrutture, il cui mestiere consiste nello scavare fossati, calarvi cavidotti, passarvi cavi e “mantenere” il tutto, affittando nel frattempo i cavi alle aziende di telecomunicazioni che vogliono usarli per farvi passare i loro dati. Quindi ha una redditività di tipo “immobiliare”. Affitti a lungo termine, redditività bassa ma stabile, costi relativamente contenuti. In buona salute finanziaria.

Cos’ha pensato di fare, F2i, o meglio il suo “stregone” Gamberale: poiché si è specializzato nelle reti di pubblica utilità, ha rilevato Metroweb per gestirla al meglio e “clonarla” ovunque si possa fare guadagnandoci. Insomma, ha privatizzato un’infrastruttura di pubblica utilità. La farà solo là dove individuerà la possibilità concreta di rientrare dall’investimento, affittando i cavidotti e eventualmente i cavi posatici dentro a chi poi li gestirà (Metroweb non è un’azienda di telecomunicazioni!). Che dire? Meno male che almeno qualche privato che ci crede, nella fibra ottica, c’è rimasto! E che almeno, sussidiariamente, dove lo Stato non ha i soldi per arrivare, Metroweb li metterà.



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