BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Dagli Usa una ricetta che porta l’Italia al disastro

Pubblicazione:mercoledì 19 ottobre 2011

Joseph Stiglitz (Foto Ansa) Joseph Stiglitz (Foto Ansa)

Come fare per evitare una nuova recessione negli Usa e in Europa? La domanda è più che mai attuale, dato che domenica è previsto un vertice europeo sulla crisi dell’Eurozona e il 3 novembre si aprirà a Cannes un G-20 alla ricerca di soluzioni condivise a livello globale. Joseph Stiglitz, Nobel 2001, economista statunitense famoso per le sue analisi sulle cause della crisi economica, in un’intervista si è detto convinto che negli Usa occorre aumentare la spesa pubblica, insieme alle tasse sui ricchi, mentre l’Europa deve abbandonare la strada dell’austerità. Questo “schemino” dall’impronta keynesiana, non convince però Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

 

Stiglitz sostiene che per evitare la recessione occorrerebbero meno tagli alla spesa pubblica e più tasse per i ricchi: che ne pensa?

 

Forse questa ricetta può andare bene per gli Stati Uniti. Ma se fosse applicata all’Italia non esiterei a definirla quasi una “fesseria”. Che cosa faremmo noi con più tasse ai ricchi? L’1% di Pil in più? E come facciamo a finanziare la crescita con questo 1%? Noi abbiamo bisogno di diminuire il debito pubblico e di reperire risorse con una manovra finanziaria straordinaria. La crescita non avviene per incanto e non si può certo fare senza investimenti, in parole povere senza soldi.

 

Cosa bisogna fare allora?

 

Tenendo in ordine i conti dello Stato e non aumentando il debito pubblico, dobbiamo ricorrere a una manovra finanziaria straordinaria, come la messa in vendita di beni pubblici, immobili dello Stato o altro. Oppure si anche può mettere in conto d’esercizio per la durata di venti anni, come si fa ad esempio con le energie rinnovabili, progetti come il ponte sullo stretto di Messina e altre iniziative.

 

Stiglitz dice anche che occorre investire fondi pubblici in infrastrutture, istruzione e tecnologia. Addirittura, agli Stati Uniti converrebbe indebitarsi a lungo termine a tassi straordinariamente bassi. Grazie alla crescita maggiore, l’America otterrà poi entrate fiscali superiori e la sua posizione fiscale ne uscirà rafforzata.

 

Anche questa ricetta potrebbe andare bene per gli Stati Uniti, che hanno tassi molto bassi e possono stampare dollari quando vogliono, finché sono una grande potenza. Ma se questo tipo di soluzione venisse applicata nel nostro Paese andremmo incontro a un disastro. L’Italia deve ridurre il debito pubblico, non può indebitarsi. Sa che cosa significa essere indebitati con l’estero? Vuol dire incatenare il proprio Paese a un cupo destino. Ma poi che messaggio sociale è quello di indebitarsi? Parlo anche di una questione etica, morale. Essere indebitati con l’estero è una tragedia. Basta pensare a quello che è accaduto a diversi Paesi qualche anno fa.

 

Su questo punto Stiglitz sembra quasi insistere. Parla di “feticismo del deficit”, di un clima di austerità che deprime, che non solo non favorisce la crescita, ma la frena.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
19/10/2011 - fortepensiero (francesco taddei)

Penso che l'ultima risposta dovrebbe essere condivisa da tutto l'arco costituzionale. ampia libertà d'autonomia nelle scelte interne, comuni linee guida in politica estera e cassa comune come stimolo agli stati. così nei fatti si muove la gran bretagna. al contrario noi italiani se c'è qualcuno che decide per noi siamo i più felici.