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CAMERON/ Il primo ministro inglese: "Crisi euro, la UE deve intervenire"

Pubblicazione:domenica 2 ottobre 2011

David Cameron, foto Ansa David Cameron, foto Ansa

Il Regno Unito è oggi come sempre fuori dall'euro, non avendo mai accettato la moneta unica rimanendo ancorato alla vecchia sterlina, eppure il primo ministro inglese David Cameron interviene oggi a favore dell'euro. La crisi dell'euro, ha detto, minaccia non solo l'Europa, ma il mondo intero. E per questo l'Unione Europea deve intervenire immediatamente e darsi da fare per risolvere il problema. L'invito è esplicitamente diretto ai leader delle varie nazioni europee: "Devono essere intraprese azioni nelle prossime settimane per rafforzare le banche europee, per costruire le difese che l'eurozona possiede e per fronteggiare il problema del debito. Deve esser fatto ora, andando incontro ai mercati". Il suo intervento è stato effettuato nel corso di una intervista con la BBC. Pur usando ancora la sterlina, ha continuato il politico conservatore britannico, una rinuncia all'euro come si paventa da alcune parti porterebbe danni all'Inghilterra stessa: verso i Paesi europei infatti sono diretti circa il 40% delle esportazioni del Paese. Cosa prone Cameron? Questa ricetta: "Rafforzare i meccanismi finanziari regionale, assicurarsi un maggior coinvolgimento del Fondo monetario internazionale e affrontare in modo deciso il problema degli alti livelli di debito". Cameron si trova impegnato in questi giorni al congresso annuale del suo partito. Tra gli impegni che ha annunciato, duecentomila nuove abitazioni e 400mila posti di lavoro. Nessun referendum, invece, sul restare o meno in Europa come chiedevano invece alcuni membri del partito conservatore: "Il nostro interesse è restare nell'Unione europea perché abbiamo bisogno di quel mercato unico". Cameron, però, ha ammesso che il Regno Unito ha lasciato troppi poteri all'Unione Europea. In altra notizia, Goldman Sachs ha oggi avvertito del rischio di una recessione seppur leggera nel primo trimestre del 2012. Le possibilità, dice la banca americana, di tale recessione sarebbero tra il 50 e il 60%. La possibilità europea, si legge nella nota. di una ripresa sarebbe nel migliore dei casi debole e incerta. 


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