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MANOVRE/ Ecco i due "partiti" che si giocano il controllo di Confindustria

Pubblicazione:giovedì 20 ottobre 2011

Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

È comprensibile, ma non sposta i termini della questione. Questo scontro in Confindustria sul futuro delle relazioni industriali esiste e si vede dal ventaglio dei candidati: Bombassei, “uomo Fiat”, per schematizzare, Squinzi, rappresentante forte di Assolombarda (in fondo maggiore azionista di Confindustria) e di un nuovo capitalismo, Andrea Riello, capofila del nord-est. Hanno visioni diverse, probabilmente anche interessi differenti.

 

Perché, secondo lei, Giavazzi, improvvisamente, su Il Corriere della Sera ha preso questa posizione critica verso Confindustria?

 

Per la verità Giavazzi queste cose le ha sempre sostenute. Con il fondo di martedì possiamo dire che si è un po’ “marchionizzato”. Ma la cultura di Francesco Giavazzi è ormai quella “americana”, anglosassone, dove appunto la Confindustria non esiste. In fondo, sia Giavazzi che Marchionne sono due “americani” e non c’è nulla di strano che entrino in sintonia. Se posso dire, non c’era alcun altro che Giavazzi a scrivere quelle cose. Ha una cultura appunto americana, ma è anche vicino all’ambiente di Mediobanca, a quelli che un tempo erano i cosiddetti “poteri forti”, che però oggi non esistono più. Anzi si potrebbero quasi definire “poteri deboli” o quanto meno indeboliti”.

 

Lei non vede quindi un retroscena, appunto, di poteri che abbiano intenzione di determinare le scelte di Confindustria? Alla fine Giavazzi, con il suo articolo di fondo, sposta il Corriere sulla linea di Sergio Marchionne.


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