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J'ACCUSE/ Vignali: c'è un'anomalia italiana che frena le imprese (e lo Stato)

Pubblicazione:venerdì 21 ottobre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Le imprese in Italia fanno sempre più fatica. A esistere, a sopravvivere, a nascere.  Secondo un recente studio dell’International Financial Corporation, organo della Banca Mondiale che si occupa del settore privato, il nostro Paese è piombato, per quanto riguarda l’indice della competitività, all’87esimo posto. Su 183 Paesi. Non male, se consideriamo che, davanti a noi, ci sono Zambia e Mongolia. Un paradosso inaccettabile, secondo l’onorevole Raffaello Vignali che, contatto da ilSussidiario.net, spiega: «Siamo il Paese con il più alto tasso imprenditoriale, con un numero di imprese, in rapporto alla popolazione, tre volte superiore alla media europea». Le difficoltà, in particolare, sono legate a una serie di fattori come i tempi della giustizia civile, le lentezze burocratiche o le storture del sistema fiscale (pagare le tasse implica 15 operazioni all’anno, per un ammontare di 285 ore di lavoro). Gli esempi, in tal senso, purtroppo non mancano:  «Basti pensare - dice Vignali - che per ottenere una valutazione di impatto ambientale, in Svizzera, occorrono tre mesi. Da noi, tre anni. E, dato che stiamo tutti ricordando Steve Jobs, vorrei far presente che, da noi, la Apple non sarebbe mai nata. Non è possibile, infatti, aprire un’impresa in un garage». E, a proposito di  internet e hi-tech, le bizzarrie delle nostra legislazione in questo settore fanno comprendere l’anomalia italiana: «Le aziende 2.0 potrebbero rivelarsi un’occasione straordinaria perché consentono, potenzialmente a chiunque, di metter su impresa senza costi di avviamento. Sono sufficienti un computer e il proprio cervello. Tuttavia, in Italia, per partire occorrono 10.000 euro di capitale sociale, un mese per costituire l’impresa, i locali a norma, la registrazione delle posizioni Inps e via dicendo. Non abbiamo aziende che fanno app per i tab perché, da noi, secondo le norme vigenti, a ogni app venduta dovrebbe corrispondere una fattura. Abbiamo, infatti, ancora le leggi per la vendita di corrispondenza del Postalmarket!». Una situazione del genere non è venuta a crearsi per caso. «C’è, anzitutto - dice Vignali - un fattore ideologico. La sicurezza sul lavoro è un bene da tutelare; ma le norme per una fonderia e per uno che fa app non possono essere uguali. Vige, inoltre, nei confronti dell’impresa, la cultura del sospetto per cui l’imprenditore è sempre considerato un potenziale truffatore, sfruttatore, evasore e inquinatore».


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COMMENTI
25/10/2011 - Semplificazione normativa (ottavio di stanislao)

Ma Berlusconi, Forza Italia, pdl hanno ripetutamente, in ogni campagna elettorale, da quasi 20 anni a questa parte annunciato propositi di semplificazione normativa, sburocratizzazione, stato più leggero ecc. ecc. Le elezioni le hanno vinte più volte, a tutti i livelli. Perché il centro destra non ha dato seguito a quanto promesso in campagna elettorale? Dopo tutti questi anni la burocrazia e il potere della casta è aumentato e non è diminuito. In Gran Bretagna, appena dopo la vittoria dei conservatori si è immediatamente avviato un processo di riforme molto drastico come annunciato in campagna elettorale. Perché in Italia non avviene mai così.Le cose che dice Vignali perché non sono state fatte nella legislatura 2001-2006 o dopo la vittoria del 2008?

 
22/10/2011 - Bravo Perna! (Giuseppe Crippa)

Il signor Perna ha ragione: ecco un esempio di provvedimento semplice e concreto che andrebbe nella giusta direzione e che sarebbe benvenuto non solo al sud! Dato che nessuno si aspetta che Paolo Romani (in altre faccende affaccendato) lo faccia suo, possiamo sperare in una iniziativa di legge del PdL o meglio ancora dell'Intergruppo per la Sussidiarietà? Forse qualche parlamentare, dopo essersi impegnato con successo nella mozione bipartizan per la sopravvivenza di Radio Radicale (una vera emergenza per il Paese) troverà tempo e modo di farlo inserire nel Decreto Sviluppo...

 
21/10/2011 - Per i giovani (Diego Perna)

Ai giovani che vogliono aprire un'impresa bisogna dare tre anni di franchigia totale per Inps, Inail, ecc. Poi se vogliono riscattano tre annni di pensione (che comunque non vale la pena) senza more e sanzioni. Se chiudonoperchè non ce la fanno, non avranno 20000 euro di debiti ed essere perseguitati dalle vare Equitalia di Stato.Forse così molti ragazzi proverebbero a intraprendere, sopratutto al Sud. Buona Serata