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BANKITALIA/ Tasse, lavoro e pensioni: alcune "idee" di Ignazio Visco

Pubblicazione:lunedì 24 ottobre 2011

Ignazio Visco (Foto Imagoeconomica) Ignazio Visco (Foto Imagoeconomica)

È possibile quindi, ha aggiunto Visco, “che la stortura nel sistema degli incentivi derivi dal fatto che abbiamo utilizzato i margini ottenuti con la maggiore flessibilità del mercato del lavoro, e la contestuale riduzione dei salari reali, per garantire la sopravvivenza anche a quelle imprese che non hanno intrapreso il necessario aggiustamento strutturale”. “Le riforme che hanno accresciuto la flessibilità nell’impiego del lavoro - si legge - hanno facilitato l’aumento dell’occupazione e la riduzione della disoccupazione. Ma ciò è avvenuto in parte rilevante con un maggior ricorso ai contratti a termine che hanno alla lunga effetti negativi sulla produttività del lavoro e sulla profittabilità”. Per questo, in Parlamento ha detto che “è prioritario riequilibrare la convenienza relativa nell’utilizzo di contratti a termine e contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi”.

Il ruolo indispensabile dell’intervento pubblico è stato evocato da Visco anche nell’ultimo numero della rivista della Cisl “Scuola-formazione”, dove il prossimo governatore della Banca d’Italia ha scritto che “una strategia di crescita non può dunque prescindere da una scuola dotata di risorse finanziarie e, soprattutto, dotata essa stessa delle conoscenze e delle competenze pedagogiche necessarie a formare i saperi del 21° secolo”. Dopo la diagnosi, ecco la prognosi, come si rintraccia dalla ricerca di Visco su Il Mulino: “Mentre si cerca di uscire dall’attuale fase recessiva, occorre mettere in atto le iniziative più appropriate sui diversi piani dell’intervento pubblico per accrescere gli incentivi pubblici e privati a bene investire nella scuola e nella nostra formazione permanente”.

“Piani di intervento pubblico”, dunque, secondo Visco. Un’enfasi inusuale, secondo i più attenti osservatori di Bankitalia. Un’enfasi, ad esempio, che non si ritrova negli studi dell’ex responsabile della ricerca economica dell’Istituto di via Nazionale, Salvatore Rossi, adesso segretario generale di Palazzo Koch. Soprattutto dai saggi di Rossi pubblicati da diverse case editrici è chiara l’impronta liberale e liberista dell’ex capo dell’ufficio studi. In Bankitalia c’è ancora chi ricorda come Rossi firmò un appunto per il Direttorio, all’indomani della pubblicazione del saggio di Tremonti, “La paura e la speranza”, che conteneva una serie di rilievi sulle incongruenze teoriche del libro tremontiano, come svelò il quotidiano Il Foglio nel novembre del 2008.


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