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BORSE/ Piazza Affari nell’occhio del ciclone (il punto con Wall Street)

Pubblicazione:lunedì 24 ottobre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

È Piazza Affari nell’occhio del ciclone. A mezzogiorno e mezzo, la Borsa di Milano è l’unica in rosso, anche se con una perdita limitata allo 0,3%. Ma dopo mezzora il Ftse Mib segna già un negativo dell’ 1,43%, per poi attestarsi su una perdita intorno all’1%. Gli altri mercati europei sono piazzati meglio, anche se il Dax di Francoforte e il Cac 40 francese scivolano in territorio negativo, perché dopo un’apertura positiva e una mattinata tranquilla arriva l’inevitabile notizia del crollo della Borsa di Atene: - 5,5%. Tutto questo è in fondo il risultato del summit europeo e di quello che è stato chiamato l’ultimatum all’Italia, perché, oltre a rispettare i parametri del deficit, entro mercoledì il governo italiano deve approntare una misura credibile per lo sviluppo e la crescita. Morale della favola, lo spread tra Btp e Bund è risalito a 391 punti base e le conseguenze sulle nostre banche per l’alto rendimento del Btp è una conseguenza nota a tutti.

Di fronte alla crisi e al default di fatto della Grecia (basta guardare il rapporto della “troika” dopo la lunga visita ad Atene), ora la vicenda italiana ha un sapore tutto politico. Sia Angela Merkel che Nicolas Sarkozy, i cui paesi, dati alla mano, non stanno affatto meglio dell’Italia, hanno riproposto con durezza l’asse-di fatto franco-tedesco sull’Europa e hanno redarguito l’Italia. Un autentico scacco per la politica di Silvio Berlusconi che ora si trova di fronte, di nuovo, alla “scalata” della riforma delle pensioni (l’innalzamento a 67 anni di età per l’uscita dal lavoro), su cui la Lega ha pronunciato già un secco “no”. Alle sei di oggi pomeriggio, quando si riunirà il consiglio dei ministri, i mercati saranno chiusi, magari con un’indicazione chiara al governo e a Berlusconi stesso. Difficile prevedere la conclusione della vicenda sul piano politico, ma è evidente che qualsiasi conclusione politica influirà notevolmente sull’andamento dei mercati di domani.

È vero che stanno venendo al pettine i problemi di un’Europa costruita male, dalla “coda”, come si dice ormai comunemente. I “peccati” di Francia e Germania non si contano. Ma è anche evidente che la litigiosità italiana all’interno dello stesso governo sulle misure da adottare, le contrapposizioni tra primo ministro e ministro per l’Economia, sono state esportate in Europa e stanno rappresentando un alibi comodo per Francia e Germania.


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