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Economia e Finanza

FINANZA/ Le quattro mosse per riportare l’Italia agli anni del boom

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La misura è essenziale, e per come delineata, comporta pure un rilancio delle privatizzazioni, ma da sola non è risolutiva. Deve essere accompagnata da liberalizzazioni e delegificazioni reali non da piccoli passi quali le pagelle elettroniche e i biglietti dell’autobus telematici. Le riforme che mordono - dal “big bang” delle liberalizzazioni e delle semplificazioni alla revisione della normativa previdenziale - devono essere fatte tutte simulatamente con un decreto di pochi articoli per mostrare a noi stessi e al resto del mondo che il passo è cambiato e che non siamo più prigionieri di gruppi corporativi che, per la salvaguardia dei loro interessi, hanno bloccato la crescita e danneggiato le nuove generazioni e ancora di più quelle future.

Riusciranno le quattro mosse (riduzione del debito, privatizzazioni, liberalizzazioni e delegificazione, riassetto della previdenza) a rimetterci a crescere? In passato, il rilancio della crescita è sempre stato accompagnato da misure relative al tasso di cambio - oggi non più possibili. La “grande inflazione” pilotata da Einaudi dei primi anni del Secondo dopoguerra venne accompagnata da una forte svalutazione anch’essa gestita da Einaudi. Insieme furono la premessa di un quarto di secolo di crescita perché l’Italia disponeva (lo hanno documentato parallelamente economisti profondamente differenti - e che non conoscevano l’uno i lavori dell’altro - come Kindleberger e Janossy) di una ricca dotazione di capitale umano che si è tradotta in alta produttività del lavoro. Pochi ricordano che negli anni Cinquanta delegazioni di altri paesi europei vennero a studiare il nostro sistema di istruzione e di formazione e che negli anni Sessanta l’Ocse gestì un vasto progetto (il “Progetto regionale Mediterraneo”) per individuare come le lezioni dell’alta produttività del lavoro in Italia potessero essere metabolizzate non solo da Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche dalla Francia. Il saggio di Franco Reviglio documenta come, al contrario, da quindici anni la produttività del lavoro sia tra le più basse di quelle riscontrate dai Paesi Ocse.