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Economia e Finanza

BORSA/ Piazza Affari teme per la tenuta del governo (il punto con Wall Street)

Più che il ribasso, spiega GIANLUIGI DA ROLD, oggi è la volatilità a destare maggiore preoccupazione e, soprattutto, lo spread tra Bund e Bpt, da tre giorni sopra i 380 punti

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Piazza Affari è piatta, come si usa dire. E' in territorio negativo di poco, 02/03, ma è la volatilità che fa impressione e soprattutto lo spread tra Bund e Bpt, da tre giorni sopra i 380 punti. Il Cac 40 francese, sotto dello 0,30 percento, fotografa il quadro delle Borse europee incerte. Solo il Dax di Francoforte sta guadagnando quasi l'uno e mezzo per cento. Il discorso sull'Italia a questo punto diventa il “caso particolare”. L'attesa del mercato è l'attesa delle decisioni che, nelle ultime 24 ore, non sono state ancora prese. Dopo il Consiglio dei ministri che è andato a vuoto, la riunione nella notte tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che non ha portato a nessun accordo, e poi il vertice di stamattina a Palazzo Grazioli, con Bossi ancora irremovibile sulle pensioni («Non si toccano se no la gente ci ammazza»), hanno provocato un'incertezza altissima, ma anche un grande pessimismo che, nel corso di una giornata, si possa predisporre un documento credibile, come richiede l'Europa, per risanare il debito e rilanciare la crescita. Sinora, si dice che stasera Berlusconi invierà una lettera al Consiglio europeo. Ma da Bruxelles fanno sapere che non basta un documento generico. Nelle dichiarazioni del leader della Lega Nord non c'è solo la “barricata” intransigente sull'intoccabilità dell'età pensionabile. C'è anche una dura presa di posizione contro Mario Draghi, il nuovo presidente italiano della Bce: «La lettera che è stata inviata è stata una fucilata contro Berlusconi». Bossi dice infine che è quasi meglio andare a votare. Il retroterra politico condiziona fortemente la situazione di piazza Affari, togliendo qualsiasi voglia di rischio. A tutto questo si aggiunge che siamo alla vigilia del summit decisivo, con francesi e tedeschi che ancora discutono i “dettagli” sul Fondo salva-Stati e di conseguenza il problema della ricapitalizzazione delle banche. Sono le banche che preoccupano sia Sarkozy che la Mekel per l'ormai inevitabile “default pilotato” della Grecia. Se si calcola l'esposizione di alcune grandi banche tedesche e francesi sui titoli greci si comprende anche il nervosismo e la differenza sui “dettagli” tra francesi e tedeschi.