BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ 1. Perché il Vaticano vuole l’Autorità economica mondiale?

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Precisato tutto questo e per meglio armonizzare le esigenze del bene comune mondiale, la nota del Pontificio Consiglio individua in un’Autorità pubblica mondiale l’istituzione-strumento che dovrebbe opportunamente soprassedere e gestire “oltre gli altri beni collettivi, quello rappresentato da un sistema economico-finanziario mondiale libero, stabile e a servizio dell’economia reale”. Nel proporre questa soluzione la nota si riporta, anche letteralmente, a quanto già sostenuto e individuato e auspicato da Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris e motiva il tutto riportandosi al principio di sussidiarietà per cui “l’Autorità superiore offre il suo subsidium, ovvero il suo aiuto, quando la persona e gli attori sociali e finanziari sono intrinsecamente inadeguati o non riescono a fare da sé quanto è loro richiesto”.

Mi siano permesse poche considerazioni. A mio modesto parere, la nota si sostanzia in una puntuale riaffermazione di punti che già la Chiesa aveva Magistralmente individuato come quello relativo agli errori del capitalismo finanziario (Quadragesimo anno, Mater et Magistra, Populorum progressio, Laborem exercens, Caritas in veritate), come quello relativo all’esigenza di individuare un’Autorità mondiale, come quello di ricorrere al principio di sussidiarietà (la nota, però, vi ricorre non proprio così come lo aveva perimetrato e individuato Pio XI in cui vi era una più spiccata esigenza di centralità della persona, la quale è chiamata a operare, decidere e incidere, ma in una sorta di sussidiarietà di mera “assistenza” che interviene solo quando “la persona sia inadeguata”). Quello di cui mi pare la nota sia veramente carente è la non immediata percezione che al centro di tutto l’economia ci sia la persona e in questo mi pare che si differenzi dagli altri documenti del Magistero.