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Economia e Finanza

IL CASO/ 2. Se mandi i figli in una scuola paritaria sei un evasore...

Il nuovo redditometro e i conteggi dei contribuentiIl nuovo redditometro e i conteggi dei contribuenti

Ma nel nuovo redditometro sono presenti le spese per gli asili nido, la scuola per l’infanzia, l’istruzione primaria e secondaria. E le donazioni alle ONLUS e simili. A queste spese sono affiancate altre spese che, a differenza di queste, hanno una oggettiva natura accessoria: a titolo di esempio viaggi, abbonamenti a pay tv, centri benessere. Il punto che vorremmo sollevare è proprio questo: si tratta di categorie di spese non omogenee. La lista contiene, infatti,  una serie di costi che sono effettivamente distanti dal livello ordinario di vita della gente comune: e anche le voci comuni, come telefoni ed energia elettrica, probabilmente saranno utilizzate come indicatori quando assumeranno livelli di spesa, appunto, non “comune”.

Noi non crediamo che le spese per gli asili e le scuole paritarie siano – in sé ed entro un certo limite - indicatrici di un certo status reddituale. E non lo crediamo perché si tratta di spese che tante famiglie sopportano a discapito di un certo tenore di vita e non a riprova dello stesso. Mandare i figli in certe scuole, investire sulla loro educazione, è una priorità che molte famiglie decidono di perseguire, rinunciando – magari – ad altre spese, queste sì considerate opzionali.

Lo stesso si dica per le ONLUS: conosciamo tante persone per le quali il sostegno a certe realtà non profit è una priorità vera; un modo per contribuire – anche indirizzando la propria spesa – al bene comune; o per esprimere la propria gratitudine. Fa un po’ impressione che queste spese siano nella stessa categoria degli acquisti di gioielli preziosi e antiquariato … come se la beneficienza fosse una attività per signore ricche e non un modo di costruire sentito come proprio dalla gente comune.


COMMENTI
28/10/2011 - Livello di tassazione (francesco scifo)

L'evasione fiscale è il grande alibi dei nostri politici infatti si fa un gran parlare di evasione e di misurare o punire questo fenomeno per distrarre l'opinione pubblica dal fatto che manca una strategia di sistema. La questione è perchè il livello di tassazione debba essere così elevato. L'aumento dell'evasione è direttamente proporzionale alla intollerabilità del livello di tassazione: una volta superato il livello del 30%/35% del reddito qualunque sistema produttivo si autoregola evadendo le imposte o muore, perchè non competitivo sul mercato. Infatti, se uno stato impone alle sue imprese una tassazione superiore del doppio a quella dei concorrenti è chiaro che queste non possono concorrere con quelle di altri paesi a tassazione normale. Il punto non è combattere l'evasione con la repressione, ma creare una tassazione omogenea a livello di Unione europea o globale. Perchè al G20 o ai vari meeting WTO non si discute anche di questo?

 
28/10/2011 - Il nostro fisco e gli attentati all'economia (LUCIANO VIGEVANO)

Pieno di significato, anche se di solo due righe, il commento di Michele: il comportamento del nostro fisco è impostato sulla peggior matrice comunista, nonostante il comunismo peggiore sia ormai stato cancellato dai paesi stessi dove ha imperversato per decenni. Tutti i paesi che hanno deciso di combattere con vero impegno la crisi e sostenere lo sviluppo con impegno serio hanno capito che soffocare la libertà di sceglire il "paniere" dei propri consumi è il primo ed elementare sistema di liberare la creatività che è a sua volta la base per lo sviluppo economico di un paese veramente democratico e moderno. Il principio su cui si è sempre basato il nostro fisco sembra essere la convinzione che tutti i cittadini italiani sono delinquenti salvo prova contraria ed i comportamenti conseguenti si sono particolarmente inaspriti dal governo D'Alema con il sig. Visco alle finanze e da allora anche i governi di centrodestra se ne sono guardati bene di porre i dovuti rimedi perchè a parole sono tutti bravi ma è troppo facile soffocare i cittadini fregandosene in realtà dell'economia e del paese pur di continuare a salvaguardare i privilegi vergognosi di una classe che somiglia sempre più alla nomenklatura sovietica.

 
27/10/2011 - Commento a caldo (alessandro rossi)

Avete proprio ragione, parlo da commercialista, non mi sembra che una spesa per una scuola paritaria sia indice di reddito, spogliandomi dalla veste di professionista poi, mi viene in mente che prima sbandierano la necessità di una eccellenza nel campo della formazione per i nostri figli si che possano essere per il futuro della nostra nazione un domani, e poi impongono , perché di imposizione si tratta, a seguire percorsi che altri hanno scelto pe noi. Una imposizione velata... Ma chi con redditi medio bassi affronterà più il sacrificio di far studiare il figlio con la spada di damocle che pende sulle loro teste visto anche l'esecutivitá immediata di un accertamento?????? A presto Alessandro

 
27/10/2011 - Bilancio privato (Vulzio Abramo Prati)

Gentilissima Redazione, credo di essere una persona che appartiene al genere della "gente comune" come definita nell'articolo, scegliendo tra diverse possibilità di spesa ho mandato mio figlio in una scuola paritaria tenuta da un ordine religioso, penso quindi di non poter certo essere tacciato di non apprezzare questo tipo di istruzione visto che sono contento della scelta e la rifarei. Detto però questo devo farvi rilevare che un bilancio famigliare, come uno aziendale o quello statale, è fatto di entrate e uscite, qualunque esse siano, se si ha uno sbilanciamento si ha o risparmio o debito e dopo un po' in questo caso si fallisce! Non ci sono altre possibilità! Pensare che delle uscite non debbano essere sempre collegate alle entrate è una cosa fuori logica. La cosa invece da chiedere è la completa detraibilità della spesa sostenuta per l'istruzione dei figli! Io che le tasse le pago regolarmente non avrei mai, e ripeto mai, avuto difficoltà a dimostrare da dove venivano le entrate per giustificare la retta della scuola di mio figlio, magari anche mostrando, come tantissime altre persone che hanno scelto la stessa scuola, i "lussi" di cui ci privavamo! Il problema italiano è che ci sono persone che a fronte di notevole capacità di spesa dichiarano di non avere entrate o quasi! Difendere questa logica è del tutto inappropriato oltre che sbagliato da un punto di vista economico, e poi come sappiamo non pagare il dovuto "a Cesare" è un peccato da confessare!

 
27/10/2011 - Sarà la Cina il nuovo modello? (MICHELE GRILANDA)

Il messaggio educativo che emerge è molto chiaro: non fate figli se non volete avere seccature con il fisco. Che sia la Cina il modello di sviluppo a cui siamo costretti a guardare?