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BORSE/ Piazza Affari teme le elezioni anticipate (il punto con Wall Street)

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Il termometro di piazza Affari a fine mattinata assomiglia a una vecchia e cupa canzone di Sergio Endrigo: “La festa appena cominciata è già finita”. La Borsa ha aperto bene, con un rialzo di mezzo punto, così come tutti gli altri mercati europei. Poi è arrivata la mazzata dell'asta dei Bpt, dove l'offerta ha superato la domanda e l'interesse sul decennale è salito a 6,06 punti percentuali, il massimo storico da quando è stato introdotto l'euro. Intanto arrivavano altre notizie dall'assemblea annuale di Mediobanca, con un utile che registra un meno 55 per cento, e i listini delle banche che sono tutti in discesa, dovuti alla previsione di alcune ricapitalizzazione ma soprattutto al rendimento dei Bpt. Quindi l'analisi sull'andamento della Fiat, dove gli sforzi sono notevoli, ma i conti complessivi portano a uno scivolamento del valore dell'azione sotto i cinque euro. Insomma dopo il rally di ieri, con una incremento di 5 punti e mezzo in percentuale che hanno portato piazza Affari vicino ai 17mila punti, oggi Milano, a mezzogiorno, era l'unica piazza in rosso in tutta Europa, con una perdita al momento che si aggira sul punto e mezzo in percentuale. Anche se una frenata c'è stata poi su tutto il continente. In tutti i casi poteva anche essere prevedibile che dopo il rally di ieri ci fosse una pausa, una sorta di storno. L'Italia malgrado la “lettera d'intenti” abbia avuto incoraggiamenti in Europa, rimane ancora un “sorvegliato speciale”, sia per l'ampiezza del debito sia per la crescita troppo lenta. Anche se, dopo il raggiungimento dell'accordo sul Fondo salva-Stati, ci sia qualcuno in Europa, come il presidente francese Nicolas Sarkozy, che “spara” dichiarazioni per effetti elettorali.  «Abbiamo salvato la Grecia per non far cadere l'Italia» è quasi una battuta che può far piacere alla consorte Carla Bruni, ma in termini reali non sta né in cielo né in terra. Sarkozy dovrebbe guardare soprattutto in casa sua e alle sue banche, che sono state le prime a essere salvate con l'accordo sull' Efsf. Questo non toglie che ci siano evidentemente dubbi e incertezze sull'Italia, soprattutto per la sua complicata situazione politica e anche perché la cosiddetta “lettera d'intenti” è un autentico “manifesto liberale” , con una serie di interventi e riforme, anche ben calendarizzati che appare difficile realizzare nella sua interezza.


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