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FINANZA/ 1. Bertone: l’Europa si è svenduta alla Cina

Pubblicazione:venerdì 28 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 29 ottobre 2011, 10.41

Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Popolare Cinese (Imagoeconomica) Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Popolare Cinese (Imagoeconomica)

Solo il tempo ci dirà se la lunga notte tra il 26 e il 27 ottobre dell’anno del Signore 2011 potrà essere ricordata come l’ora del salvataggio d’Europa oppure come un ultimo incompleto tentativo di frenare il declino del Vecchio Continente. In un certo senso, dopo la maratona dei Grandi, che in 14 mesi hanno impegnato in ben 21 vertici “cruciali, anzi decisivi” giornalisti, troupes televivisive e (perché no?) cortei e manifestazioni di proteste in giro per le capitali europee, la parola torna ai cittadini. In Italia, in particolare. Guai, infatti, a pensare che la sistemazione dei conti sia solo una partita di giro finanziaria o, al più, una mega stangata da dribblare con qualche furbizia o da procrastinare nel tempo. In realtà, la lunga notte di Bruxelles segna: a) il tramonto della “diversità” europea nei confronti del pianeta; b) l’avvio di nuovi equilibri mondiali. Vediamo perché.

Dopo anni passati a predicare contro gli estremi della mala-finanza, i Big d’Europa ricorrono alle stesse armi. Il fondo Efsf, in particolare, avrà una dotazione di 440 miliardi in parte già impegnati (la parte libera è di 250), ma opererà come un gigantesco cds, garantendo il debito fino all’80% della cifra investita. In questo modo, la potenza di fuoco sarà di almeno 1.000 miliardi. E all’impresa dovrebbe cooperare anche il Fmi. Qualcosa del genere venne escogitato, con successo, dagli americani nel 2008/09 con il varo dei Tarp. Inoltre, per dissolvere le preoccupazioni attorno alla sorte dei Bonos spagnoli e, soprattutto, dei 1.900 miliardi di debito pubblico italiano, si sta pensando alla creazione di un Siv, ovvero uno Special investment vehicle, in tutto e per tutto simile ai famigerati veicoli extrabilancio in cui le grandi banche, Lehman Brothers ma non solo, hanno accumulato scommesse da brivido sfuggendo ai rating o all’esame dei mercati.

Stavolta le premesse sono diverse: la trattativa con i possibili sottoscrittori è affidata a Klaus Regling, uno stimato funzionario tedesco che in Lussemburgo guida l’Efsf che è una sgr di diritto privato sottoposta al controllo diretto della Bundesbank. Proprio oggi Regling parte alla volta di Pechino, il possibile cliente più ricco, proprio come farebbe un capo area di Fideuram o Pioneer per offrire a un sottoscrittore Vip l’ultimo prodotto messo a punto dai cervelli dell’asset management. La risposta di Pechino, così come quella del Brasile o degli altri paesi emergenti che fanno capo ai Brics (va aggiunto il nome della Russia, dell’India e pure del Sudafrica) potrebbe arrivare in occasione del G-20 di Cannes.


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