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FINANZA/ Pelanda: c'è una formula che può salvare l'Italia

CARLO PELANDA ci spiega come avviare un’operazione patrimonio contro debito per portare velocemente l’Italia in una situazione di sicurezza sui mercati finanziari

Giulio Tremonti (Foto Ansa) Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Il governo, finalmente, ha avviato l’operazione patrimonio contro debito. Ma ancora timidamente: 30 miliardi, con una formula poco chiara. Ne propongo qui un’altra con lo scopo di estrarre 500 miliardi dal patrimonio.

Le stime del Tesoro indicano in più di 400 miliardi il valore degli immobili pubblici vendibili. A questi possiamo aggiungere altri 200, mia stima, come valore potenziale di partecipazioni, concessioni e altre attività. Con un problema che è anche un’opportunità: la stima dei 400 e passa miliardi di valore immobiliare è stata fatta con un calcolo sbrigativo, più burocratico che di mercato.

Un calcolo migliore sarebbe quello dove ogni bene è schedato, con un valore netto (Nav) periziato e impostato per aggiornamenti evolutivi, e corredato della stima simulata di un prezzo di vendita massimo o minimo in relazione alle condizioni di mercato e dei vincoli d’uso legati al bene, da cui anche ricavare, eventualmente, il giusto affitto.

In generale, si tratta di combinare due requisiti: (a) valorizzare e attendere il momento buono di mercato per vendere un bene; (b) ottenere liquidità per abbattere il debito il prima possibile perché è un’emergenza. La formula che meglio li combina è quella di creare un Fondo sovrano multi-comparto così organizzato. Per prima cosa la parte alienabile del patrimonio (quella indisponibile resta al Demanio) va trasferita al Fondo. Questo avrà la forma di una società finanziaria inizialmente posseduta dallo Stato al 100%. Sarà diviso in molti comparti, ciascuno con un proprio regolamento e organizzazione gestionale, tra cui i principali dovrebbero essere: (1) immobiliare; (2) azionario; (3) licenze, concessioni e brevetti.

Questo tipo di impacchettamento del patrimonio alienabile permette di fare molte operazioni finanziarie senza necessità di vendere subito, con il rischio di svendere, i beni nonché di valorizzarli meglio oppure e/o ricavare rendite più elevate. Per esempio, il primo comparto vale 400 miliardi. Il Fondo emette un’obbligazione decennale di 300 miliardi con cedola al 6% annuo più un premio variabile, garantita dai 400. Tale obbligazione viene venduta sul mercato globale.

Chi la compra? Istituti finanziari che vedono una garanzia solida, che certamente otterrà la tripla A, cioè un voto di affidabilità (rating) superiore a quello dello Stato italiano e quindi utilizzabile nel patrimonio di garanzia delle banche. In dieci anni il comparto immobiliare potrà portare il proprio valore complessivo da 400 miliardi a 600 via vendite al momento giusto, valorizzazioni appropriate, stime più approfondite del Nav, ecc. Tale incremento sarà riportato nel premio dell’obbligazione - da quotarsi nella Borsa titoli specializzata in Lussemburgo - rendendola più attraente. Ma subito (un anno) il Fondo incasserà 300 miliardi.


COMMENTI
04/10/2011 - seriamente..... (Mariano Belli)

Ho ascoltato il consiglio del lettore Romano Calvo e ho visto il video, lo consiglio anch'io a tutti.....resto anch'io convinto che la strada maestra resta quella di privilegiare gli interessi della gente, delle persone rispetto a quelli degli istituti bancari, e che pertanto dovremmo fare come l'Argentina, non rimborsare più gli interessi sul debito (a me la banca non da interessi sulle che vi deposito....), rimborsare tranches di debito in scadenza nel caso al situazione socio-economica lo permetta, dare default in caso contrario....questo per circa una decina d'anni, fino a che abbiamo ridotto il debito/Pil al 60%........e pazienza se i banchieri miliardari avranno qualche miliardo in meno......

 
03/10/2011 - Everythings but not the banks (romano calvo)

Everythings but not the banks potrebbe essere il titolo di un film del 2030 che racconterà come nel 2008-2011 molti paesi europei, e l’italia più degli altri, si arrovellarono alla ricerca di una soluzione ad una crisi che ogni giorno si faceva più drammatica. Ma siccome, senza averlo mai esplicitamente detto, avevano deciso che qualsiasi soluzione non avrebbe mai e poi mai dovuto toccare il potere delle banche, lasciarono trascorrere anni preziosi per poi rendersi conto che non si può pretendere che a risolvere il problema siano gli stessi che l’hanno creato. Ma noi siamo ancora nel 2011, ed il PD e lo stesso Vendola ci dicono che l’uomo forte del futuro sarà Profumo ex AD di Unicredit, perché “purtroppo” Draghi, il papa nero, già lo abbiamo regalato alla BCE. Tutta la sfida tra gli attuali attori della politica italiana è tra chi promette più tagli al welfare, più svendita di patrimonio pubblico, più tagli alla politica, più tasse… La sfida si gioca su minime sfumature (un po meno tagli al sociale ma più tasse, ecc.).Tutto, purché non si tocchino le banche. Se vi fosse interesse a vedere la questione da un altro punto di vista, propongo il video su: http://www.youtube.com/watch?v=eXnSXhJc_KA No signor Pelanda: tutto ma non il patrimonio pubblico.

 
03/10/2011 - Ottima idea, ma.... (Mariano Belli)

A me sembra un'ottima idea, e non è la prima che leggo su questo sito. Però a questo punto c'è da chiedersi come mai queste idee così ingegnose non vengano prese in considerazione dai nostri governanti, nè tanto meno messe in pratica....forse al potere economico internazionale fa comodo tenerci sul lastrico per poterci ridurre in schiavitu' vita natural durante? Per sottrarci tutte le risorse di cui il nostro Paese dispone? Il mio sospetto è proprio questo....

 
03/10/2011 - non c'è problema! Ci son le stelle (Diego Perna)

Ho letto attentamente, dovrei essere più preparato in economia finanziaria, e forse non ho capito sino in fondo la soluzione da Lei proposta. Certo, fosse così semplice, e Tremonti o chi per Lui leggesse queste righe, facendo così, cioè dando garanzia con il patrimonio si raccoglierebbero 300 Mld e il gioco è fatto. Ma allora anch'io posso fare lo stesso, vado in banca e mi faccio prestare mezzo milione dando a garanzia la casa dove abito, li investo in titoli e ne ricavo il 6%, poi restituisco il mezzo mln e ho guadagnato 30.000 euro, mi pago i debiti e sono a posto. Oppure vendo oro e argento, tiro avanti un paio d'anni, forse, passa la recessione e c'è l'ho fatta. Solo che che mi rimane un dubbio, anzi più d'uno: la mia città è piena d'immobili in vendita, i prezzi per ora tengono, e nessuno compra, chi ha soldi forse investe in altro preoccupato del fatto che aumentando l'offerta, scenda il valore, chi cerca casa per viverci non ha soldi per comprare. Gli investitori, che sono molto più informati di me , perché dovrebbero credere che il patrimonio dello Stato si apprezzi anzichè no? Io credo sia una crisi sistemica, siamo ormai al capolinea e forse dovremmo provare a immaginare in anticipo cosa ci aspetta e prepararci ad affrontare una situazione in cui la mia , la nostra generazione non si è ancora trovata.Questo lo credo più sensato,ognuno potrebbe immaginarsi un futuro diverso, magari con meno superfluo e più necessario, che so forse tornare a rimirar le stelle. Ngiorn