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J'ACCUSE/ Tre mosse contro l'attacco del governo alla famiglia

Pubblicazione:lunedì 3 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 3 ottobre 2011, 8.46

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Poi qualcuno ci spiegherà che in pensione non ci potremo andare neanche a 70 anni, che la vita media si è allungata troppo per far restare a carico del sistema sanitario uomini e donne che per trent’anni al mattino si alzano e vanno regolarmente dal medico di base per la quotidiana prescrizione. E poi? Poi basta. Poi sarà la fine. Tra qualche secolo, nei libri di storia, i nostri discendenti  leggeranno che gli italici sono scomparsi, così come noi leggiamo nei libri di storia che i sumeri non ci sono più e nessuno ha mai capito il perché. Perché dalla storia si sparisce così: non con un harakiri spettacolare trasmesso in mondovisione, ma con silenziose e miti estirpazioni delle condizioni di vivibilità e sostenibilità, sottraendo alle palafitte  prima un palo, poi un altro palo e infine un altro palo ancora. Del resto le palafitte sono piene di pali, uno in più o uno in meno il prodotto non cambia. Invece cambia, eccome. E la palafitta sprofonda.

Oggi siamo preoccupati per i cambiamenti nei modi di produrre e nei modi di organizzare il lavoro, sempre meno concentrato e sempre più  de-localizzato, frammentato o addirittura atomizzato. Siamo preoccupati per i cambiamenti nella distribuzione del reddito con processi imponenti di trasferimento della ricchezza dai salari alle rendite e ai profitti. Preoccupati  per i cambiamenti negli assetti nazionali e internazionali che restano privi di regole condivise mentre le differenze delle condizioni di vita si  accentuano. Siamo oggi preoccupati, giustamente, per gli effetti indesiderati di quanto noi stessi abbiamo solertemente contribuito a realizzare. Per esempio per la finanza (che è anche economia) che si mangia l’economia (che è anche finanza).

Passiamo allora alla profezia 2. La famiglia può rientrare in gioco. Ma a precise condizioni: la prima è semplice e consiste nel ridurre la sconvenienza dei figli. La seconda passa dalle donne ed è decisiva: occorre consentire loro di conciliare i figli con la pienezza della vita lavorativa e sociale. La terza riguarda il credito: occorre supportare (e forse anche sopportare) i giovani nel tentativo di uscire dalle famiglie di origine per vivere autonomamente e fondarne di proprie. Sarà pure un problema, ma “credito” viene da “credere” e non si può non credere a chi, avendo tutta la vita davanti, desidera muovere i propri passi nella direzione di una sfida personale impegnativa, longeva, comunitaria. L’ultima condizione è quella più insidiosa: occorre evitare di credere nelle famiglie di domani contribuendo allo sfinimento di quelle di oggi. Detto diversamente, occorre limitare il rischio di povertà delle famiglie con  figli, oggi, perché è oggi  che queste famiglie restano al centro di troppe politiche rapaci e miopi.

A ben vedere tutto ciò è un problema di riforme possibili e necessarie, ma scomode e osteggiate. Toccano alcuni meccanismi ideologici e burocratici del funzionamento della società italiana che sono appannaggio di élites culturali e politiche diversamente orientate. Perciò occorre anche uscire allo scoperto, chiamandole a rendere ragione (se le hanno) di quanto concretamente osteggiano. I valori che stanno alla base delle nostre individuali esistenze non si riprendono e non rifioriscono predicandone la bontà, quanto piuttosto operando scelte e decisioni che rimettano in moto il motore e lo porti ad un accettabile regime di giri.

Si può partire anche da singole porzioni di territorio. Per esempio da Verona. I veronesi sono oggi benestanti, più anziani che in passato, più intraprendenti dei loro genitori, più proprietari, più dislocati. Alcuni veronesi sono leader mondiali nell’innovazione e nella produzione. Marchi e brevetti “made in Verona” percorrono le rotte di tutti i continenti. Siamo conoscitori di mercati e di regole, collocatori efficienti dei nostri beni e dei nostri prodotti in tutto il mondo. Insomma: siamo uno specchio fedele e a tratti virtuoso del trend nazionale sopra descritto. Ma lo sviluppo si misura non solo con la crescita del Pil della città e del suo territorio, che pure mostra qualche scricchiolio.

Esso esclude infatti altri indicatori – salute, istruzione, coesione sociale, pace, capitale umano, sostenibilità, eguaglianza, senso della vita, senso di appartenenza, voglia di futuro, speranza per il domani – necessari per una prospettiva di liberazione, di investimento, di scommessa. Chiamando ad uno sforzo supplementare tutti i soggetti sociali, politici ed economici. Perché tutti dobbiamo dare e fare di più, accettando di scommettere anche su una ulteriore dilatazione della forbice del credito: per quanto riguarda i depositi bancari, infatti, Verona totalizza nel 2010 21,4 miliardi di euro di depositi. Ma i prestiti sono di 30,3 miliardi, ed in particolare lo scorso anno sono aumentati del +26,6% quelli alle famiglie.

Si tratta ora di dare spessore, altezza e profondità ad un benessere che è cresciuto in larghezza e quantità ma ha depauperato il cittadino-uomo e l’ambito principale in cui esso si forma, vive, cresce: la famiglia. Prima che la famiglia ignorata, scansata, rifiutata, presenti il conto.



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COMMENTI
04/10/2011 - Risposta al sig.Giuseppe (Mariano Belli)

Perchè mezzo voto a testa? Il minore entrerebbe nel seggio accompagnato dal tutelante, esattamente come avviene, ad esempio, per i non-vedenti....

 
03/10/2011 - Una (forse due) ottime proposte. (Giuseppe Crippa)

Concordo pienamente col parere sull'articolo espresso dal lettore che ha commentato e concordo anche sulla sua proposta, che vedo però di difficile attuazione a meno di non dare mezzo voto a testa a ciascun genitore. Alla sua proposta aggiungo poi quella di assegnare una detrazione a ciascun capofamiglia pari all'ipotetico assegno di mantenimento che spetterebbe alla moglie se fossero separati: la possibilità di fruire di questa detrazione stroncherebbe immediatamente il fenomeno delle false separazioni. Ma sono sicuro che questa proposta verrebbe bocciata, non tanto da Tremonti per il minor gettito, quanto dalla lobby degli avvocati per il minor volume di lavoro!

 
03/10/2011 - Voto per i minori (Mariano Belli)

Finalmente un (bellissimo) articolo in difesa della famiglia, e al proposito lancio una proposta : diritto di voto (e quindi di rappresentanza dei loro interessi, al momento completamente ignorati da tutti) anche per i minorenni, da 0 a 18 anni di età, ovviamente rappresentati nei seggi dal tutelante....è un'idea così campata in aria? Io non credo, anzi sarebbe una battaglia sacrosanta. (Per tutto il resto, poi, si resterebbe in attesa di vedere all'orizzonte statisti lungimiranti....)